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Covid 19
16 Maggio 2022
16:02

Emergenza Covid finita per tutti ma non per i migranti: governo dimentica di eliminare la quarantena

Lo stato d’emergenza per il coronavirus è terminato il 31 marzo. Ma questo non ha cambiato le norme per l’ingresso dei migranti che arrivano dal mare. La Croce Rossa continua a offrire assistenza a bordo di nave Aurelia e nave Azzurra, e non ha ricevuto alcuna comunicazione da parte del Viminale per la programmazione delle attività nei mesi estivi.
A cura di Annalisa Cangemi
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Lo stato d'emergenza per il coronavirus è terminato, le restrizioni via via vengono eliminate ovunque. Ma non per i migranti che arrivano dal mare. Con il decreto numero 1287 del 12 aprile 2020 sono state istituite le navi quarantena. Allora si disse che i porti italiani non potevano essere considerati sicuri, perché non avevano i "necessari requisiti per la classificazione e definizione di Place of Safety ("luogo sicuro")". Nonostante siamo entrati in una fase di convivenza con il virus, il ministero dell'Interno non sembra avere intenzione di sospenderle, almeno per il momento. Eppure i casi di positività riscontrati sulle navi quarantena non sembrano in aumento, la percentuale di positività dei migranti segue la curva della pandemia.

Le ong hanno avuto delle interlocuzioni con il Viminale nelle scorse settimane, chiedendo di modificare la normativa, senza però ottenere risposta. Da due mesi siamo di fronte a una vera e propria discriminazione: per i profughi che arrivano dall'Ucraina non è previsto alcun periodo di quarantena, sebbene molti di loro non siano vaccinati, ma per i migranti che affrontano il viaggio attraverso la rotta del Mediterraneo le regole sono differenti. Prima di poter mettere piede a terra tutti gli stranieri che arrivano dal Nord Africa devono trascorrere un periodo di 5 giorni (prima era 10) a bordo delle navi quarantena, assistiti da team della Croce rossa italiana. Finita la quarantena, se risultano negativi, possono essere sbarcati e condotti nei centri.

La Croce Rossa, contattata da Fanpage.it, non ha ricevuto ancora comunicazione dal Viminale in merito a modifiche della procedura, quindi la programmazione delle attività in vista dell'estate – un periodo in cui normalmente aumentano gli sbarchi – prosegue senza variazioni. Si naviga a vista insomma, la situazione potrebbe cambiare nelle prossime settimane, ma certezze non ce ne sono, neanche sull'eventuale rinnovo dei contratti del personale che opera a bordo delle due imbarcazioni, nave Aurelia e nave Azzurra.

La Croce Rossa è presente con team da 35-40 persone per nave, tra medici, infermieri, psicologi, operatori legali e mediatori culturali, e offre diversi servizi per i migranti a bordo, non solo assistenza sanitaria. "Sono attività multidisciplinari, che erano state definite fin dall'inizio, e che sono state adeguate alle tempistiche. L'accoglienza e l'assistenza inizia con il triage sanitario dei nostri medici, che evidenziano eventuali criticità, non solo quelle legate al Covid. Si lavora con il Restoring Family Links, cioè il ripristino dei legami familiari, che è un programma centrale del Movimento della Croce rossa e della Mezzaluna rossa. Poi ci sono le attività di informativa legale, e lavoriamo molto sulle categorie più vulnerabili", ci ha raccontato Francesca Basile, responsabile Migrazioni della Croce Rossa Italiana, secondo cui le criticità che erano state segnalate nei mesi scorsi a proposito di permanenze prolungate dei migranti sulle navi quarantena, oltre i tempi previsti, sono state risolte.

"Non abbiamo informazioni per sapere cosa succederà in estate, se le navi verranno dismesse o meno, attendiamo notizie dalle autorità. Trattandosi di un'attività emergenziale si sviluppa in base alle indicazioni", ci ha detto Basile.

L'appello delle ong al governo

Due mesi fa diverse associazioni e ong hanno inviato una lettera-appello al ministero dell'Interno, chiedendo di porre fine al sistema delle navi quarantena, adottando "procedure che garantiscano la sicurezza, il diritto di asilo, la libertà personale e un’accoglienza degna delle persone in arrivo sul territorio italiano". 

In generale nel nostro Paese c'è stato un alleggerimento delle misure dopo il 31 marzo, e nemmeno i non vaccinati devono osservare il periodo di quarantena, se entrano in contatto con un positivo. L'obbligo di Green Pass in Italia è stato cancellato praticamente ovunque (con l'unica eccezione degli ospedali e delle Rsa fino al prossimo 31 dicembre) e le mascherine al chiuso verranno probabilmente abolite definitivamente a metà giugno.

Per quanto riguarda gli ingressi sul territorio nazionale da parte di persone provenienti da Paesi esteri, l'ordinanza del ministero della Salute del 22 febbraio 2022, prorogata fino al 31 maggio, prevede un periodo di cinque giorni di quarantena solo in mancanza di specifica documentazione. In pratica i turisti o gli italiani che rientrano nel nostro Paese devono ancora esibire il Green Pass base, rilasciato dopo vaccino o guarigione o dopo un tampone antigenico o molecolare. Solo in assenza di certificato verde quindi scatta l'isolamento fiduciario di 5 giorni.

Valentina Brinis (Open Arms) ha denunciato a Fanpage.it la situazione: "Quello che come coordinamento di organizzazioni sappiamo rispetto alle navi quarantena è che c'è una proroga che va di mese in mese. Questo ci fa pensare che dal governo non c'è un'idea precisa e organica di come continuare su questo fronte. Anche se c'è stata una diminuzione effettiva dei tempi della quarantena a bordo, si tratta comunque di misure che privano le persone della libertà, le costringono a trascorrere altro tempo in mezzo al mare, senza ricevere l'adeguata assistenza. Noi crediamo nel lavoro che sta facendo la Croce Rossa, ma queste sono persone che non ricevono un trattamento equiparabile a quello che ricevono le persone che arrivano via terra o via aereo. C'è un'evidente disparità e una discriminazione, se si pensa che i profughi che stanno arrivando dall'Ucraina, giustamente, entrano con un semplice tampone, e poi sono liberi di muoversi sul territorio".

"Quando sono diminuite le misure restrittive per il contenimento del virus pensavamo che un'analoga decisione sarebbe stata presa per le persone che arrivano dal mare. Per quanto riguarda il nostro lavoro, noi ong non ci occupiamo delle persone nel momento in cui sbarcano, ma naturalmente abbiamo bisogno di sapere se c'è o meno una nave quarantena nelle vicinanze del luogo di approdo che ci viene assegnato, perché questo potrebbe prolungare la permanenza a bordo delle nostre imbarcazioni dei migranti tratti in salvo. Non potendo far scendere le persone in un porto ci è successo di attendere la disponibilità di una nave quarantena. Questo determina un aumento del livello di stress delle persone e il clima a bordo diventa molto teso – ci ha spiegato Valentina Brinis – Non si vuole gestire in maniera scientifica su questo fenomeno sociale, tutto viene gestito con una strategia emotiva. Per cui la presenza delle navi quarantena serve anche a dare l'idea che si sta combattendo ancora il virus, trasmette un'idea di sicurezza". 

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