Meno fondi per quota 100 e 2,5 miliardi in meno per i pensionati nel giro di tre anni. La riforma del sistema pensionistico avviata dal governo pesa sui conti pubblici e viene in parte ridimensionata, anche a scapito dei cittadini che vogliono ritirarsi dal lavoro. Come spiega la Repubblica, la stangata sulle pensioni varrà 2,5 miliardi di euro in tre anni. Maggiori entrate per lo Stato, ma anche minori per i pensionati. A questo si accompagna una diminuzione dei fondi per la quota 100: 2,7 miliardi in meno rispetto a quanto inizialmente previsto. Ovvero 4 miliardi contro i 6,7 preventivati nella prima versione della legge di Bilancio, bocciata dalla Commissione europea.

La quota 100 dovrebbe partire in primavera, ma il provvedimento per stabilire le regole dovrebbe arrivare solo a gennaio. Per ora non c’è nulla di ufficiale. Sembrano rimanere invariate comunque le misure principali. A partire dai requisisti per andare in pensione: 62 anni di età e 38 di contributi versati. La norma dovrebbe essere introdotta a carattere sperimentale, per tre anni, prima di passare – questo è l’augurio del governo – a quota 41. Rimangono invece i dubbi sulle finestre temporali per andare in pensione. Per i lavoratori privati dovrebbero essere trimestrali, ma potrebbero diventare semestrali in caso di un numero eccessivo di richieste. Per i dipendenti della pubblica amministrazione, invece, saranno comunque semestrali.

Altro discorso è quello delle indicizzazioni delle pensioni almeno tre volte superiori al minimo. Parliamo degli assegni che partono da poco più di 1.500 euro al mese. Non ci sarà una piena rivalutazione per adeguarsi all’inflazione, come era invece stato previsto dall’accordo sindacale. La misura, che qui abbiamo spiegato, porterà a risparmi per 256 milioni di euro nel 2019 e un totale di due miliardi in tre anni. Il contributo di solidarietà imposto sulle pensioni definite ‘d’oro’ farà incassare allo Stato 76 milioni per il 2019. Riguarderà 24mila pensionati che dovranno versare un contributo sulla loro pensione che va dal 15% al 40% dell’assegno incassato. Per chi ha una pensione superiore ai 100mila euro lordi annui. Il contributo è più alto per i 23 pensionati che ricevono più di 500mila euro l’anno.

Quanto incidono i risparmi sulla quota 100

È il Sole 24 Ore a fornire una stima dell’impatto che i risparmi derivanti da pensioni d’oro e indicizzazioni avrà sulla quota 100 e sui fondi necessari per metterla in atto. Sulla base dei costi fissati dal governo (4 miliardi), queste misure sulla rivalutazione dell’inflazione e sul contributo di solidarietà incidono solamente per il 10% per il 2019. Dati che emergono dalla relazione tecnica al maxi-emendamento presentato al Senato. Che conferma anche una platea di 315mila lavoratori interessati per il 2019. Tra indicizzazione e pensioni d’oro lo Stato risparmierà circa 330 milioni, cioè meno del 10% della maggiore spesa di 4 miliardi prevista per la quota 100.

La spesa complessiva per le pensioni, secondo quanto previsto dalla nota di aggiornamento al Def  predisposta in autunno, si attesterà a 274 miliardi. Senza contare quelli della quota 100. Una cifra che vede nel 2019 un aumento del 2,2% rispetto ad oggi. E ancora più ingente sarà l’incremento a fine triennio, salendo a 292 miliardi di spesa, con un +8,5%. Ovviamente con la quota 100 queste cifre sono destinate a salire.