Torna ancora una volta sul caso Sea Watch il ministro dell’Interno Matteo Salvini, con un nuovo attacco alla capitana Carola Rackete. Nel rilanciare un post de Il Giornale in cui si parla di una presunta “ira” della Guardia di Finanza contro la capitana della nave della ONG, in cui tra l’altro si rilancia l’ipotesi che i finanzieri abbiano rischiato la vita a causa della manovra operata nel porto di Lampedusa, il leader della Lega si dice convinto che il “popolo” stia con i finanzieri e non con la capitana tedesca. Poco prima, il ministro dell’Interno si era spinto addirittura oltre, definendo “delinquente” la Rackete, che, ricordiamole, era stata liberata dal gip di Agrigento, che aveva giudicato insussistente l’accusa di “violenza nei confronti di nave da guerra” e scriminata dalla stato di necessità l’accusa di resistenza. La donna non è stata neanche espulsa dall'Italia, visto che la Procura di Agrigento non ha concesso il nulla osta al provvedimento di allontanamento dal prefetto (del resto, l'interrogatorio è fissato per il prossimo 9 luglio).

Il caso Sea Watch è ancora all’ordine del giorno della politica e oggi arriva anche il commento di Marco Minniti, ex ministro dell’Interno del governo Gentiloni e “padre” degli accordi con la Libia che hanno reso operativa la Guardia Costiera di Tripoli. Per l’esponente del Partito Democratico Carola Rackete “da comandante di una nave che svolge una funzione umanitaria, ha fatto quello che voleva e che doveva fare”, mentre non si può dire altrettanto del governo italiano e dell’Unione Europea, “perché una questione che riguarda 42 migranti la si risolve in cinque minuti”. Nel corso della trasmissione di La7 Omnibus, poi, il deputato del PD ha aggiunto: “Non mi piace la retorica dei capitani, ogni volta che i capitani hanno guidato la storia è finita molto male”.