Caos Italia: il primo rebus è sulle presidenze di Camera e Senato
Nel caos istituzionale delle ultime settimane, con i risultati delle elezioni politiche 2013 che hanno in sostanza sancito l'ingovernabilità del nostro Paese, l'attenzione è ovviamente puntata sulla (probabile, non certa) scelta di Giorgio Napolitano di affidare il mandato a Pier Luigi Bersani e sulle "trattative in corso" per individuare il successore dello stesso Napolitano alla Presidenza della Repubblica. Prima però c'è da dipanare un'altra intricata matassa: eleggere i successori di Gianfranco Fini e Renato Schifani sugli scranni più alti di Camera e Senato. Non inganni il fatto che "tecnicamente" si tratta di scelte meno complesse, perché dall'individuazione dei nomi si potranno capire meglio gli orientamenti e le scelte dei partiti, in vista della formazione del nuovo governo. Dicevamo che "tecnicamente" si tratta di scelte meno complicate. Questo perché alla Camera dei Deputati il Partito Democratico avrebbe i numeri per eleggere autonomamente il Presidente, mentre al Senato basterebbe il sostegno di Scelta Civica, ovviamente dal quarto scrutinio in poi (quando basterà la maggioranza relativa).
In teoria, ovviamente. Perché è chiaro che si tratterebbe di una forzatura che in condizioni di estrema precarietà degli equilibri potrebbe far precipitare la situazione. Per la poltrona di Palazzo Madama in ogni caso la favorita d'obbligo è Anna Finocchiaro (chiamata in causa anche come opzione B nel caso in cui il progetto di Bersani fallisse). In alternativa o un esponente centrista (Linda Lanzillotta?) o un nome proveniente dai banchi del centrodestra (Quagliariello il più gettonato) o addirittura un esponente del Movimento 5 Stelle. Grillini che però restano in corsa anche, anzi soprattutto, per lo scranno di Montecitorio, con la giovane Marta Grande che rappresenta opzione concreta accanto al pidiellino Maurizio Lupi, mentre il Partito Democratico dovrebbe convergere sul nome di Dario Franceschini.