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20 Novembre 2011
11:37

Berlusconi: sì all’Ici, no alla patrimoniale

L’ex Premier, in un’intervista, ribadisce quali sono i paletti del suo partito al nuovo Governo Monti. Il Pdl non accetterà mai una patrimoniale, ma è disponibile ad appoggiare la reintroduzione della tassa sulla prima casa che il precedente Governo aveva abolito.
A cura di Antonio Palma
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Mentre Mario Monti, dopo aver incassato la fiducia dei due rami del Parlamento, si prepara a varare i primi provvedimenti del nuovo Governo, dagli schieramenti politici è un susseguirsi di dichiarazioni su quali siano le possibili misure da intraprendere, i tempi necessari e le modalità di intervento. Anche l’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha voluto dire la sua e ha dettato quelli che sono i paletti suoi e del suo partito all’azione del nuovo Governo.

In un’intervista al Corriere, Berlusconi nonostante ribadisca la sua fiducia e quella del Pdl al nuovo Esecutivo, ritorna su una questione fondamentale per il futuro appoggio del suo partito in Parlamento nelle prossime settimane, la patrimoniale. Il Cavaliere lancia l’ennesimo avvertimento al nuovo Esecutivo che, come ha detto Monti, tra le tante riforme si prepara a chiedere di più ha chi ha dato di meno. Per Berlusconi e i suoi, la patrimoniale non è elemento di discussione, un cavallo di battaglia di tutta la legislatura che non è possibile far rientrare in alcun tipo di compromesso politico.

Interventi per rinfoltire le casse dello stato, però, andranno pur fatti, e Berlusconi si trova molto più possibilista sulla reintroduzione della tassa sulla prima casa, l’ICI, che il suo Governo aveva provveduto ad eliminare del tutto. Il Cavaliere rivendica, anche in questo caso, l’attività del suo Esecutivo che aveva già previsto una nuova imposta locale sostitutiva dell’ICI, che sarebbe stata introdotta con il federalismo nel 2014. In vista della crisi incombente, Berlusconi conferma che si potrebbe dare via libera in Parlamento ad un anticipo dei tempi.

L’ex Premier, tanto per essere chiaro, continua a ricordare la forza del Pdl, che è il primo partito in Parlamento e dunque senza il suo volere nessuna riforma sarà possibile. Berlusconi sembra voler adottare il doppio canale della rassicurazione e dell’avvertimento, “Monti deve arrivare al 2013” dice convinto, per precisare subito dopo “certo, se Monti prenderà misure in contrasto con la linea dei partiti che lo sostengono, come per noi la patrimoniale, non potrà andare avanti”. Intanto si prepara alle future elezioni, come già aveva annunciato, e lancia segnali di distensione all’Udc di Casini e agli alleati della Lega, che in questi giorni si pongono come unica opposizione in Parlamento. In fondo quella che stiamo vivendo per il Cavaliere è sempre “una sospensione della sovranità popolare”, che come tale è molto temporanea, ma per il dopo, all’interno del Popolo della libertà, è ancora tutto da decidere e il mezzo prescelto per stabilire il futuro candidato saranno “le primarie tra gli iscritti” ha assicurato Berlusconi, il cui pronostico va tutto in favore del nuovo segretario Angelino Alfano.

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