Marco Francesco Mambretti, il prete italiano condannato in Perù per aver violentato un 13enne (larepublica.pe)
in foto: Marco Francesco Mambretti, il prete italiano condannato in Perù per aver violentato un 13enne (larepublica.pe)

Don Marco Francesco Mambretti, un prete italiano in Perù, è stato condannato in primo grado a 9 mesi di carcere per aver violentato un ragazzino di 13 anni con un lieve ritardo mentale. Secondo il giudice Jenner Garcia Duran del tribunale penale della regione amazzonica di Ucayali, il religioso è colpevole di aver stuprato il minorenne nella parrocchia di Santo Domingo Sabio a Pucallpa, una città centro-orientale del Perù. La vittima, indicata solo con le iniziali G. T. R., ha raccontato di aver subito gli abusi durante le lezioni private che don Marco gli impartiva. “Andavo spesso in chiesa perché mi piaceva cantare. Padre Marco mi portava nel suo ufficio, mi abbassava i pantaloni e mi violentava”.

La denuncia al prete italiano risale ad agosto 2018 quando Diorita, la madre del ragazzino, comincia a notare un cambiamento nel carattere del figlio. "Era diventato ribelle, non ascoltava nessuno e a volte se ne stava seduto in un angolo senza dire una parola. Mi sono accorta inoltre che aveva lividi sulla schiena e sul collo. Due volte ho trovato la sua biancheria intima sporca di sangue. Tutto ciò mi ha fatto pensare al peggio e ho iniziato a fargli delle domande – continua la madre – ma non mi ha voluto dire niente. Forse per paura o per la vergogna”.

Un giorno il bambino si ammala: ha febbre e diarrea e la madre decide di portarlo al Pronto soccorso. “Ero preoccupata perché da piccolo aveva avuto la meningite. Quando siamo arrivati in ospedale, ho confidato al medico i miei sospetti pregandolo di chiedere a mio figlio cosa stesse succedendo. E’ stato così che sono venuta a sapere la verità. Mio figlio ha confessato al medico di essere stato stuprato da due persone: don Marco e un altro minorenne”. Dopo la scoperta degli abusi, il ragazzino è stato subito sottoposto ad un esame clinico che ha confermato il suo racconto. “Pregavo Dio che non fosse vero – afferma la mamma – però il medico è arrivato e mi ha detto: ʻSuo figlio è vittima di violenza carnale’. In quel momento volevo morire”.

Quando scoppia lo scandalo, padre Marco Francesco Mambretti spedisce una lettera alla madre del bambino intimandole di ritirare le infamanti accuse. “Lei ha dato il mio nome al medico che ha curato suo figlio e mi sono trovato coinvolto in un reato di cui non sono affatto responsabile. Esigo che entro 24 ore siano ritirate le pubblicazioni incriminanti che lei sta facendo attraverso i social network”, recita la missiva del sacerdote italiano.

Sette mesi dopo è iniziato il processo e il 1˚ maggio il giudice Duran ha condannato in primo grado don Marco a 9 mesi di prigione. Il tribunale di Ucayali ha considerato che ci sono prove sufficienti, a cominciare dal certificato medico legale che dimostra gli abusi sessuali per finire con la perizia psicologica realizzata alla vittima. A pesare nel verdetto di condanna, inoltre, ci sono state le dichiarazioni di altri adolescenti rilasciate in ambiente protetto proprio per garantire la loro tutela. Il parroco non era presente al momento della lettura della sentenza. Alcuni giorni prima della sentenza, don Marco ha inviato ad America News un video in cui proclama la propria innocenza. “Sono completamente innocente – ha assicurato Mambretti – non ho commesso niente di quello che mi accusa questa donna e suo figlio. Non c’è alcuna prova e le loro dichiarazioni sono contraddittorie”. Il religioso, inoltre, ha affermato che la madre ha manipolato il ragazzino e che sarebbero altri i responsabili degli abusi. "Preferirei morire prima di fare una cosa così grave a uno dei miei ragazzi", ha detto il sacerdote davanti alla telecamera. E se la prende con i media peruviani. “I mezzi di comunicazione non avevano alcun diritto di divulgare queste notizie perché sono false e danneggiano non solo me, ma anche questa comunità e la mia famiglia in Italia. Per Mambretti, la condanna sarebbe una “persecuzione contro la Chiesa cattolica”.

Da parte sua, il Vicariato Apostolico di Pucallpa ha lamentato la decisione di inviare in carcere Mambretti “senza alcuna prova del reato di cui è imputato e senza che ci siano i requisiti previsti dal codice penale per la detenzione preventiva”.  Il vicariato ha indicato, tra l’altro, che non vi è alcun pericolo di fuga perché il parroco ha un indirizzo conosciuto e un lavoro all'interno dell’istituzione religiosa. Resta il fatto che, al momento, don Marco risulti latitante e, dopo che il giudice ha spiccato un ordine di cattura contro di lui, ricercato dalla polizia.