È nota da tempo la contrarietà del Presidente del Consiglio ad una forma di sostegno al reddito sul modello del “reddito di cittadinanza”. Nella lettura di Matteo Renzi, infatti, si tratterebbe di forme di assistenzialismo non al passo con i tempi e non in linea con gli “obiettivi” del Governo, che restano la creazione di posti di lavoro e il sostegno alla ripresa economica. “Il red­dito di cit­ta­di­nanza? È la cosa meno di sini­stra che esista” ed approvarlo “signi­fica negare il prin­ci­pio che l’Italia non è il paese dei furbi”, attacca Renzi, per poi aggiungere (anche nel corso della direzione del Partito Democratico di ieri sera): “È anche incostituzionale, perché la nostra Costituzione stabilisce che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”.

Una tesi grossolana, che non è sfuggita al M0vimento 5 Stelle, che da tempo ha impostato un’ampia mobilitazione intorno al progetto di reddito di cittadinanza (anche se, per la verità la proposta grillina è di un “reddito minimo garantito”). E immediatamente i parlamentari del M5S hanno diffuso un comunicato in cui attaccano “l’ignoranza senza limiti del Presidente del Consiglio, che dimostra di ignorare il contenuto della Costituzione”. Secondo i parlamentari grillini, infatti, “la nostra Costituzione parla chiaro e obbliga lo Stato ad eliminare tutti quegli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana, ovvero, la cosiddetta uguaglianza sostanziale che impone allo Stato di dare aiuti economici, per le famiglie bisognose […] e garantisce, altresì, il diritto ai lavoratori di avere i mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di perdita del lavoro”.

Detto in estrema sintesi: la contrarietà del Presidente del Consiglio ad una forma di sostegno al reddito di questo tipo è pienamente legittima. Così come sono legittimi e giustificati i dubbi sulla proposta del Movimento 5 Stelle, soprattutto per quel che riguarda le coperture ed i meccanismi di garanzia. È un po’ meno corretto invece parlare di “reddito di cittadinanza”, come fanno sia il M5S che il Presidente del Consiglio, quando la proposta in campo è un’altra (e la differenza è sostanziale). Ed è decisamente discutibile paventare il rischio di incostituzionalità sulla base di considerazioni superficiali e frettolose. Ed è, infine, piuttosto ingeneroso considerare il “sostegno al reddito” come una cosa da furbi: misure di questo tipo esistono in 24 Paesi europei e sono “auspicate” da economisti, attori sociali, attori politici, milioni di cittadini. Ogni tanto, converrebbe essere più prudenti e “saggi” nei giudizi.