La crisi siriana non cambia la linea del Partito Democratico per quanto concerne la formazione del nuovo governo, ma spinge la dirigenza a chiedere con maggiore insistenza agli altri partiti di muoversi per rompere lo stallo. È questa in estrema sintesi la posizione espressa nuovamente da Maurizio Martina in relazione alle notizie che arrivano dal Medioriente e dalla volontà espressa dal Presidente della Repubblica di attendere ancora qualche giorno prima di prendere in mano la situazione per provare a uscire dalla crisi. "Tocca a chi ha vinto, ma ora la Lega e il MoVimento 5 Stelle dicano se sono in grado di prendere delle decisioni per il Paese", ribadisce oggi Martina, aggiungendo però una considerazione: "Il centrodestra è ormai spaccato".

Considerazione condivisa anche da Piero Fassino, in una intervista concessa a Il Mattino:

Lo abbiamo detto molte volte: la coalizione di centrodestra non esprime orientamenti, né sentimenti comuni. Salvini, non da oggi, ha posizioni filo-putiniane, mentre Berlusconi la pensa diversamente. È emersa la fragilità del loro rapporto politico. Se andassero al governo renderebbero più debole e meno credibile la voce dell’Italia in ambito internazionale.

Una linea portata avanti in maniera compatta dalla componente renziana del PD, come testimoniano anche le parole di ieri di Lorenzo Guerini, che si era detto "disponibile a realizzare un incontro con chi sarà eventualmente incaricato dal presidente Mattarella per confrontarsi sui punti programmatici" ma non ad avallare "un governo con chi ha vinto le elezioni del 4 marzo". Il quadro potrebbe cambiare solo di fronte a una incapacità conclamata delle forze che hanno vinto le elezioni di formare un nuovo esecutivo, come ribadisce ancora Fassino: "Se sono in grado di fare un governo, lo facciano. Se non sono in grado, ne prendano atto e si apra uno scenario nuovo".