"Il “populismo” non è che il nome retorico del malessere di un'Europa malata, l'Europa dei banchieri della speculazione finanziaria, del partito unico dell'Euro che sta riducendo alla fame milioni di cittadini europei". È questo uno dei passaggi centrali del post, pubblicato sul blog di Beppe Grillo, con il quale Paolo Becchi torna sulla questione dell'etichetta "populismo" affibbiata (non solo) al Movimento 5 Stelle. Una riflessione che prende le mosse dalle polemiche delle ultime settimane (forse mesi) e dall'avvicinarsi dell'appuntamento elettorale delle europee, considerato decisivo da ben più di qualche analista politico. Elezioni che si terranno con "lo spettro del populismo, la paura che nel Parlamento europeo, alle prossime elezioni, si insinuino – a fianco alle forze dei partiti “tradizionali” – movimenti di aperta e reale opposizione a questa idea d’Europa, a questa oligarchia economico-finanziaria che è stata chiamata Unione Europea".

Uno spettro che, continua Becchi, nella sua versione italiana è "incarnato" dal Movimento 5 Stelle che, con la sua presenza in Europa imporrà una ridiscussione dell’idea di Europa che si è costruita, imporrà l’esigenza di un’Europa che deve tornare ad essere quella dei popoli e non delle grandi elites finanziarie". Ovviamente però il ragionamento è sul senso stesso del concetto, come spiega Becchi: "Il “populismo” non esiste. Esistono i populisti, che tra loro non hanno, talvolta, nulla in comune, e che possono esprimere, di volta in volta, movimenti radicali di protesta, forme politiche reazionarie. […] Il populismo non è una teoria politica: è, piuttosto, una sindrome – una serie di sintomi, di segni indicativi di una malattia. È ciò che esprime un malessere che cova all’interno della società, che lo porta di volta in volta in forme diverse alla luce".