Il governo ha stanziato ben 60 milioni di euro per le Università. Ad annunciarlo su Twitter è stata la vicepresidente del Senato Paola Taverna. Immediatamente il tweet della senatrice Taverna ha fatto il giro dei social ed è stato sbertucciato da svariati utenti ed esperti del settore. "Con 60 milioni le Università tornano a respirare. Nella manovra sono previsti 40 milioni per i fondi agli atenei, 10 per le borse di studio e 10 per gli istituti di ricerca. Finalmente il Governo agisce e pone l'istruzione fra gli obiettivi principali", si legge nel tweet finito al centro delle polemiche nelle ultime ore.

Per quale motivo un innalzamento dei fondi destinati all'Università è stato accolto con così tanto astio? È presto detto: Taverna ha annunciato in pompa magna un aumento di fondi che nella realtà dei fatti, se comparato all'entità della manovra in discussione, ai miliardi stanziati per quota 100 e all'entità del fondo di funzionamento già esistente, non può essere affatto considerata una misura che dà respiro all'Università visto che si parla di una cifra che potrebbe benissimo essere definita un'elemosina.

Attualmente il Fondo per il finanziamento ordinario per l'Università consta di 7 miliardi e trecento milioni di euro di dotazione. Facendo le debite proporzioni, è assolutamente evidente che i 40 milioni per gli atenei annunciati dalla senatrice pentastellata – lo 0,5% in più rispetto a quanto già stanziato in passato – non possono essere affatto considerati una somma eccezionale, ma anzi già a vista d'occhio appare per quello che è: un'elemosina, appunto.

Parlando invece dei 10 milioni di euro riservati alle borse di studio, la situazione non cambia: i percettori di borse di studio sono circa 136.000 in tutta Italia a il fondo dedicato consta di uno stanziamento pari a 217 milioni di euro. Anche in questo caso, i 10 milioni di euro propagandati dalla senatrice Taverna altro non sono che una goccia nel mare.

"Apprendiamo che nella legge di bilancio, alla voce università, vengono aggiunti 50 milioni in più già nel 2019. In particolare con i due emendamenti approvati in commissione Bilancio della Camera, aumentano di 40 milioni la dote del Fondo di finanziamento ordinario (Ff0) e di 10 milioni la dote per il diritto allo studio. Si tratta della solita misura spot dal momento che sia per quanto riguarda il Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) sia per quel che riguarda il Fondo integrativo statale (Fis), non sono misure sufficienti a risolvere i problemi sia delle università che degli studenti borsisti. La senatrice Taverna e il vicepremier Di Maio sbandierano sui social mera propaganda spacciata per grande rivoluzione sull’istruzione, per mostrare agli elettori che questo governo si interessa di università, e per creare quindi una risposta alle piazze che da ottobre stiamo portando avanti in aperta protesta con le misure di questo governo”, ha spiegato Enrico Gulluni, coordinatore dell’Udu, all'agenzia di stampa Agi.