Dopo la diffusione di milioni di documenti ai media che hanno coinvolto numerosi potenti della terra e per la prima volta dallo scoppio dello scandalo, la fonte dietro l'affare Panama Papers rompe il silenzio esortando i giornalisti ad andare avanti ma invitando anche i magistrati a indagare. Dopo aver diffuso oltre  11,5 milioni di documenti sulle società offshore in tutto il mondo,  l'ex dipendente dello studio di avvocati panamense Mossack Fonseca specializzato proprio in paradisi fiscali si è fatto vivo attraverso un comunicato pubblicato sul sito dell’inchiesta pur rimanendo  anonimo e firmandosi con lo pseudonimo di John Doe. La gola profonda dei Panama Papers ha spiegato di aver fornito i documenti per avviare un dibattito pubblico sui reati connessi alla creazione di società offshore, ma si è detto disponibile ora anche a collaborare con i giudici che vogliono aprire procedimenti giudiziari contro le persone citate nei Panama Papers, a patto che a lui non sia riservata la stessa fine di Edward Snowden.

"Migliaia di indagini potrebbero partire dai Panama Papers, se soltanto le autorità potessero avere accesso a questi documenti e valutarli" ha scritto infatti John Doe, aggiungendo: " I giornali partner del consorzio Icij hanno giustamente dichiarato che non li daranno agli investigatori o alle forze di polizia. Io, tuttavia, vorrei collaborare, nella misura in cui mi sarà possibile". "Non lavoro per nessuna agenzia governativa o di intelligence, né direttamente né come ‘contractor’, né lo sono mai stato" ha tenuto a precisare la fonte dei Panama Papers nel comunicato diffuso sempre da quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitunge che per primo ha ricevuto i documenti e poi li ha condivisi con l’International Consortium of Investigative Journalists .

"Ho deciso di smascherare Mossack Fonseca perché credo che i suoi fondatori, i suoi impiegati e i suoi clienti devono rispondere delle loro responsabilità" scrive ancora John Doe in un sorta di manifesto in cui spiega le ragioni della sua scelta ma invita anche all'azione. "La diseguaglianza dei redditi è una delle questioni dirimenti del nostro tempo. Ci tocca tutti, in tutto il mondo" prosegue l'uom in un altro passaggio, sottolineando: "La mia scelta non è per un preciso scopo politico ma semplicemente perché capisco abbastanza di quei contenuti per realizzare la dimensione delle ingiustizie che descrivono".

Snowden e gli altri prima dei Panama Papers

Accusando governi e partiti, ma anche istituzioni internazionali e media e uomini di legge per aver consentito, tollerato o addirittura favorito l'esistenza dei paradisi fiscali, la fonte dietro i Panama Papers infine ha commentato con parole amare quello che sta succedendo ad altri come lui, come appunto Snowden. "Dopo aver messo a nudo tante sconcezze, hanno avuto le loro vite distrutte, negli Stati Uniti e in Europa. Edward Snowden vive in stato di abbandono a Mosca, in esilio, a causa dei provvedimenti presi dall’amministrazione Obama. Patrick Birkenfeld ha ricevuto dal governo Usa milioni di dollari per le sue informazioni sulla banca svizzera UBS, ma prima è stato in carcere. Antoine Deltour , la fonte dei cosiddetti Luxleaks,  è attualmente sotto processo per aver dato ai giornalisti notizie sugli sfacciati accordi fiscali che il Lussemburgo ha concesso alle grandi multinazionali" scrive John Doe.

Per questo  la fonte dei Panama Papers chiede l'immunità  per tutti i cosiddetti whistleblowers, cioè chi dall'interno di un'organizzazione o un'azienda rende note le malefatte di cui è venuto a conoscenza, concludendo: " Fino a quando i governi non avranno promosso leggi per la protezione dei whistleblowers, magistrati e investigatori dovranno semplicemente contare sulle proprie risorse oppure sui media che pubblichino i documenti dandone una diffusione globale".