Ora Matteo Salvini farà il martire, sulla pelle dei più deboli

Ma non sarà l'indagine a intaccare il ministro dell'interno e non è una buona idea costruire sull'indagine in corso l'opposizione politica: gli ultimi decenni in Italia hanno dimostrato che l'attività della magistratura nei confronti di qualche leader politico rende agevole la rappresentazione del martire colpito dai poteri forti e in questo schema il leader della Lega sa muoversi con abilità.

Solo uno sprovveduto o uno smaliziato provocatore avrebbero potuto credere di passare indenni dal caos innescato sulla vicenda della nave Diciotti bloccata nel porto di Catania e il ministro dell'interno Salvini non appartiene di sicuro alla prima categoria. Il sequestro di persona, l'arresto illegale e l'abuso di ufficio si sono configurati ben prima che il caso diventasse d'interesse nazionale e non è detto che sia stato proprio Salvini a cercare uno scontro da cui, per assurdo, potrebbe addirittura guadagnarci vista la cieca compattezza dei suoi sostenitori e alla luce dei sondaggi che gli renderebbero agevole persino un prossimo ritorno alle urne. Il ministro infatti non ha fatto attendere la sua risposta piccata, come al solito farcita di luoghi comuni e informazioni false: nella reazione del ministro c'è il patetico vittimismo di berlusconiana memoria ("è una vergogna ma non ci fermeranno. Serve la riforma della giustizia"), il prevedibile attacco alla magistratura ("fate più in fretta a smaltire questi processi: non ci si possono mettere tanti anni, non si possono trattenere tanti imprenditori in attesa di giustizia"), la strabica visione della realtà (il ministro dice "bloccare l'immigrazione clandestina non è diritto ma un dovere di un ministro" ma sulla nave Diciotti ci sono per certo eritrei che hanno diritto a protezione internazionale e non è certo il ministro a fare le valutazioni del caso) e il solito patetico bullismo ("Gli immigrati della Diciotti sbarcheranno nelle prossime ore, ho ritenuto di farli sbarcare" dice Salvini ma non è certo il ministro dell'interno a decidere uno sbarco stabilito dalla legge e che non ha nulla a che vedere con la successiva ridistribuzione). E forse qualcuno dovrebbe dire a Salvini che il magistrato che sta attaccando in queste ore fu nel pool di Giovanni Falcone, ha condannato gli assassini di Padre Puglisi e si è occupato a lungo della mafia dei Nebrodi. A proposito di credibilità.

Ma non sarà l'indagine a intaccare il ministro dell'interno e non è una buona idea costruire sull'indagine in corso l'opposizione politica: gli ultimi decenni in Italia hanno dimostrato che l'attività della magistratura nei confronti di qualche leader politico rende agevole la rappresentazione del martire colpito dai poteri forti e in questo schema il leader della Lega sa muoversi con abilità. È vero che il Movimento 5 Stelle improvvisamente garantista è una contraddizione che varrebbe la pena considerare (del resto fu proprio Di Maio a chiedere "dimissioni in 5 minuti" quando a essere indagato fu il ministro dell'interno Angelino Alfano) ma ciò che conta ora è sottolineare l'enorme fallimento politico (l'ennesimo) di un ministro dell'interno che sulla pelle di qualche disperato ha tentato di ricattare l'Europa (incapace evidentemente di intavolare un trattativa politica) e ne è uscito fragorosamente scornato: i migranti scenderanno dalla Diciotti, in questi stessi giorni altri 250 migranti (ed è una stima per difetto) sono comunque sbarcati nel silenzio dei media, l'Europa non ha preso minimamente in considerazione il ricatto salviniano, le rassicurazioni sullo stato di salute dei passeggeri della Diciotti sono state ampiamente smentite e presumibilmente si scoprirà che gran parte di loro hanno diritto alla protezione umanitaria e quindi non sono illegali. Il ministro Salvini ha tenuto il Paese appeso per una settimana a una battaglia che era già persa in partenza e, ancora una volta, è riuscito a fare il forte con i deboli uscendone debole contro i forti. L'inutilità delle feroci guerre di Salvini sono il punto su cui attaccarlo. E gli italiani non ci metteranno molto a capire che sono ben altri i problemi che li affliggono e che proprio su quelli il governo dovrebbe dare risposte. Mortificare i disperati e ingaggiare la guerra tra ultimi e penultimi non durerà per sempre.

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