La procura della Repubblica di Perugia ha ‘rigettato' la richiesta di acquisizione degli atti di indagine da parte della cugina di Rossella Corazzin, Mara, perché parente non prossima della povera Rossella, di cui il pluriomicida Angelo Izzo ha confessato lo stupro e l'omicidio. Congiunti diretti – e quindi aventi diritto alla notifica degli atti come parte civile – invece sarebbero le cugine Bruna e Zaira Corazzin, così come scrive la Procura nell'atto formale con cui respinge la richiesta di Mara. Peccato, però, che le due signore siano decedute da tempo (la prima era addirittura emigrata in Australia nel 1961, ndr) e che non possano costituirsi parte civile nel procedimento contro Angelo Izzo, né, tantomeno, ricevere notifica.

Oltre al danno la beffa, come si dice. Per Mara Corazzin, cugina della diciassettenne scomparsa nell'estate del '76 da Tai di Cadore, oltre alla al trauma di aver appreso – dai giornali – che il mostro del Circeo aveva confessato l'omicidio di sua sorella, adesso ci si mettono anche i pasticci burocratici che le impediscono di procedere, insieme al suo legale, l'avvocato Antonio La Scala, nell'acquisizione dei materiali a cui ha diritto come parte civile.

Quali sarebbero questi documenti di cui la Procura dà atto a due morti, invece che ai pochi parenti in vita? Si parla dei verbali di interrogatorio in cui Angelo Izzo racconta di come la ragazzina fu rapita, segregata in una villa sul Trasimeno dove venne stuprata e poi uccisa. Non solo, si tratta di tutto l'incartamento necessario per avere contezza dei fatti e procedere con eventuali indagini difensive. Insomma, documenti fondamentali a rappresentare gli interessi della parte lesa, della quale, tra i parenti identificati dalla Procura resta solo Giuseppina Trevisan, aprente dal lato materno di Rossella, che ha già dato mandato all'avvocato La Scala (quello che rappresenta Mara) di procedere in suo nome.

E mentre  il procedimento si incaglia negli ostacoli burocratici, Angelo Izzo si perde in compiaciuti racconti delle prodezze della branco che a suo dire stuprò e uccise la vittima. In una lettera al settimanale ‘Giallo' l'ex pariolino."Nella sala faceva freddo. Era come se ogni fonte di calore fosse stata risucchiata non solo dalla sala, ma anche dai corpi dei presenti. La ragazza (Rossella Corazzin, ndr) gemette forse per il gelo che aumentava. Un candelabro si rovesciò e cadde a terra come travolto dal passaggio di qualcuno.

"Il Magister (il capo della setta, ndr) – scrive l'ergastolano –  salì sul tavolo e possedette la vergine. Si sdraiò sopra di lei, sollevò a metà la tunica". E dopo questo racconto da noir, fa una richiesta alla Procura di Perugia. "Chiedo di essere portato nella villa che ho indicato, sarei in grado di essere ancora più preciso riguardo a quanto è avvenuto in occasione del rito in cui poi è stata uccisa la ragazza". Ma la procura, in questo momento, ha altre priorità.