Ennesima tragedia della disperazione nelle scorse al largo della Libia dove un'imbarcazione carica di migranti è naufragata  trascinando in acqua tutti gli occupanti che stavano cercando di raggiungere l'Italia. Lo ha reso noto l'Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) dopo aver ricevuto la segnalazione dai propri contatti in Libia. Secondo il racconto dei pochi superstiti della tragedia, all'appello mancano almeno 113 persone, probabilmente morte annegate in acqua. Sempre secondo i contatti dell'Oim, l'imbarcazione, partita dal Paese nordafricano, aveva fatto poche miglia quando è affondata al largo di Az Zawiyah

A nulla è servito l'intervento della Guardia costiera libica, giunta sul posto dopo una chiamata di emergenza. I soccorsi infatti sono riusciti a trarre in salvo appena sette persone, sei uomini e una donna, che hanno raccontato che sul barcone al momento della partenza vi erano circa 120 persone. "Sono notizie drammatiche che ci hanno fornito i nostri riferimenti di Oim Libia, attendiamo ulteriori dettagli di questa ennesima tragedia" ha precisato il portavoce dell'Oim in Italia, Flavio Di Giacomo ".

Le vittime delle ultime 24 ore nel Canale di Sicilia sarebbero quindi circa 200. Domenica infatti altri superstiti giunti in Italia hanno raccontato il loro naufragio in cui hanno perso la vita circa 80 persone. Drammatico il loro racconto sulle crudeltà degli scafisti. "Ci hanno seguito a bordo di un altro gommone, a un certo punto, accostando, hanno staccato il motore del nostro gommone e ci hanno lasciato alla deriva. Eravamo in 120 a bordo e poco dopo, mentre la gente si agitava, si è rotto il fondo dell'imbarcazione e il gommone si è capovolto. Sono annegati almeno in 80 e tra loro anche uno degli scafisti" hanno raccontato agli inquirenti italiani che ora indagano sul disastro.

Questi episodi, secondo l'Unhcr, dimostrano come il salvataggio in mare "ora sia più cruciale che mai" e spingono l'Alto Commissario per i Rifugiati, Filippo Grandi, a esortare "ulteriori sforzi per salvare le persone lungo questa rotta pericolosa" e a difendere l'operato delle ong, finite al centro delle polemiche negli ultimi giorni per le presunte collusioni con i trafficanti.