Una protesta per chiedere la fine della violenza sulle bambine in India (Gettyimages)
in foto: Una protesta per chiedere la fine della violenza sulle bambine in India (Gettyimages)

Pushpa Devi era sposata da 20 anni. Durante il matrimonio con Manoj Soni, un uomo di 45 anni, aveva concepito due figlie. Ma in India, dove le discriminazioni di genere sono ancora molto radicate, non partorire un figlio maschio è considerata una colpa. Da pagare con la morte. La notte di mercoledì scorso, i suoceri, con la complicità del marito, hanno dato fuoco alla donna e alle sue bambine di 8 e 5 anni, bruciandole vive. Il crimine è avvenuto a Siswar, un villaggio dello Stato di Bihar, nell'India nordorientale. Secondo quanto è emerso, gli autori dell’orrendo crimine hanno atteso che le vittime dormissero e, dopo averle imbavagliate, le hanno cosparse di benzina e dato fuoco. I vicini si sono insospettiti vedendo il fumo uscire dalla casa ma tutti i tentativi di salvare la donna e le due piccole sono stati inutili. La polizia ha riferito che i principali sospettati sono fuggiti ed è stata avviata una caccia all'uomo in tutto il Paese per arrestarli.

I rapporti tra Pushpa e la famiglia del marito erano tesi da tempo. I suoceri, infatti, la ritenevano responsabile di non riuscire a partorire un figlio maschio. I media indiani hanno riportato che Manoj avrebbe pagato costose cure mediche per riuscire a diventare padre di un bambino. L’uomo si era persino rivolto ad uno stregone nel tentativo di scacciare gli “spiriti maligni” che impedivano il concepimento del figlio. “L'hanno sempre maltrattata per non aver avuto un maschio – ha detto il fratello di Pushpa – ma la persecuzione è aumentata quando il trattamento medico e gli esorcismi non hanno funzionato”. “Anche nel giorno dell'omicidio – ha proseguito – sua suocera mi ha chiamato dicendomi ʽtua sorella non è riuscita a dare alla luce un maschio nonostante tutti i nostri sforziʼ”.

In Bihar, uno degli Stati più poveri dell'India, la discriminazione di genere ha già portato a diversi omicidi e tentativi di infanticidio. Puscha e le sue bambine, infatti, non sono le prime vittime. La scorsa settimana una bimba di un mese e mezzo nata cieca è stata sepolta viva dai suoi genitori: solo grazie all'intervento di alcune donne del villaggio, che hanno udito i pianti della piccola uscire da sottoterra, si è evitato una tragica fine. Ma negli ultimi mesi ci sono stati altri tentativi di infanticidio in tutta l'India. Lo scorso marzo, nello Stato di Orissa, una donna, madre di cinque bambine, ha cercato di uccidere la figlia appena nata seppellendola dopo solo poche ore dal parto.  Anche in questo caso la bimba è riuscita a salvarsi ma non sempre le piccole non volute hanno avuto questa fortuna. A gennaio di quest'anno, sempre nel Bihar, la follia di una mamma verso la sua seconda figlia, nata solo sei giorni prima, l’ha portata ad ucciderla gettandola nello scarico del bagno. E ancora, l'anno scorso, una bambina di pochi mesi è stata gettata dal tetto dai genitori. Una serie di omicidi provocati dal pregiudizio e dalla discriminazione verso le figlie femmine. In India, dal 1994, è vietato determinare il sesso di un feto proprio per impedire che le donne siano costrette ad interrompere la gravidanza nel caso di rimanere incinte di una femmina. Tuttavia, molte famiglie vogliono sapere prima il sesso del nascituro e i miglioramenti nella tecnologia prenatale hanno reso più facile infrangere la legge.

La discriminazione verso le donne è ancora accettata da larghi strati della popolazione indiana. La disuguaglianza di genere trova forma in rigidi ruoli predefiniti e ancorati al tessuto sociale. Profonde radici storiche e culturali che influenzano tutti gli aspetti della vita. Secondo Sachindra Narayan, uno scienziato sociale indiano, la morte di Pusha e le sue bambine dimostra “quanto i pregiudizi sociali sono profondamente radicati nel Paese”. “In una società patriarcale come quella ancora esistente a Bihar – ha dichiarato Narayan – i figli maschi sono ancora considerati superiori alle femmine in quanto sono riconosciuti come eredi naturali delle proprietà di famiglia”.  Narayan ritiene che la scuola possa svolgere un ruolo significativo nel cambiare la situazione esistente. “L'istruzione può portare cambiamenti sociali e culturali nella società – ha aggiunto – ma le scuole nelle aree rurali di Bihar sono in uno stato pietoso”.

Per cercare di arginare gli episodi di discriminazione e maltratto verso il genere femminile, l’ex presidente indiano, Pranab Mukherjee, ha lanciato la campagna “Selfie con le figlie” (“Selfies with Daughters”), invitando i genitori a farsi una foto con le proprie bambine. Un modo anche questo per fermare la discriminazione contro le donne e chissà, in futuro, evitare che accadano altre tragiche morti come quella di Pushpa e le sue figlie.