Nicola Zingaretti, candidato alla segreteria del Partito democratico e presidente della Regione Lazio, ha duramente criticato il Decreto Sicurezza approvato dal Governo di Lega e Movimento 5 stelle, proprio a partire dal suo ruolo di amministratore locale, per gli effetti che avrà sui territori provocando maggiore insicurezza con l'espulsione di migliaia di titolari di uomini e donne titolari di protezione internazionali dal circuito dell'accoglienza, e colpendo l'accesso ai servizi di base per queste persone, a cominciare dall'accesso alle cure sanitarie.

Ha detto che Mimmo Lucano ha ragione da vendere e che "il decreto sicurezza genera caos, emarginazione e uno Stato di emergenza permanente". Da amministratore cosa intende fare per contrastarlo?

La vera novità di queste settimane è che l'Italia comincia a reagire a una politica perversa fatta da un mix di odio contro tutti e incertezza sulle politiche e investimenti. Una politica che danneggia tutti, in particolare i giovani. Mimmo Lucano ha dato voce alla preoccupazione di centinaia di sindaci italiani, sui quali per primi si riverseranno le conseguenze devastanti del decreto sicurezza. Una misura che sembra pensata apposta per gettare il Paese in uno stato di emergenza permanente. Nella fase di incertezza che si è aperta, la prima cosa che faremo è dare indicazioni chiare a tutte le Asl, perché nessuna persona corra il rischio di venire esclusa dall’assistenza sanitaria. Un rischio concreto, se pensiamo alla proposta della maggioranza di eliminare il vincolo sulla destinazione dei fondi per curare i migranti.

Disobbedirete alle disposizioni del Decreto insomma, questo devono fare amministratori e società civile per opporsi?

Noi rispettiamo le leggi dello Stato. Ma non possiamo assistere inermi ad azioni che, al di là della loro inumanità, generano costi e rischi per la comunità. È in assenza di servizi per l’integrazione che il tema migrazioni si trasforma in emergenza: i recenti casi di cronaca lo dimostrano in maniera drammatica. Quando lo Stato è assente, si crea emarginazione, che quasi sempre degenera in violenza e criminalità. Noi saremo in prima fila per limitare i danni.

La vostra alternativa per affrontare la questione dei fenomeni migratori?

Innanzitutto è indispensabile un’azione di livello internazionale: per questo è insensata l’opposizione al Global Compact. Non c’è governo delle migrazioni senza una piattaforma comune tra Paesi. Ma proprio il disordine programmato sembra essere il vero obiettivo di Salvini. Dall’altra parte, la questione migrazioni va affrontata al livello locale, sostenendo la rete dei Comuni e del Terzo settore, quali elementi centrali per gestire in maniera pacifica e umana i fenomeni migratori. Per questo chiediamo subito al Governo un confronto con tutti i livelli istituzionali con l’obiettivo di varare un Piano nazionale per la coesione che dia risposte credibili e utili alle comunità.