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Manca un mese o poco più al referendum sulla Giustizia. E si percepisce un’atmosfera sempre più calda, dove il livello dello scontro si alza ogni giorno che passa. Tanto che è dovuto intervenire persino il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che in via del tutto straordinaria si è presentato a una riunione del Csm, il Consiglio superiore della magistratura, e ha chiesto il rispetto per quella istituzione della Repubblica. Non ha fatto nomi e cognomi, ma era chiaro a chi fosse rivolto il messaggio. Carlo Nordio ha risposto che si adeguerà, Giorgia Meloni prima è rimasta in silenzio, poi ha attaccato di nuovo i giudici per il caso Sea Watch e poi in un’intervista ha detto che le parole del capo dello Stato sono doverose, ma che c’è qualcuno che sta cercando di trasformare il tutto in una lotta nel fango.
Gli scontri tra questo governo e la magistratura non sono una novità. Ma mano a mano che ci avviciniamo alla data del referendum i toni si alzano. E l’ultima miccia che ha portato all’escalation è stato un commento del ministro della Giustizia Nordio, per cui il meccanismo del sorteggio per le nomine dei membri del Csm – una delle novità della riforma – romperebbe il sistema para-mafioso del Consiglio stesso. Una citazione di un ex procuratore antimafia, che Nordio ha usato per parlare delle correnti, che ha subito innescato polemiche su polemiche. Tanto che alla plenaria del Csm decide di presentarsi Mattarella in persona. E comincia il suo discorso sottolineando quanto sia eccezionale la sua presenza lì.
Il discorso di Mattarella al Csm
Mattarella spiega di essere consapevole che non sia consuetudine avere lì il presidente della Repubblica (e anche questo è un elemento interessante, non si presenta come presidente del Csm, ma come capo dello Stato) e dice che in undici anni, per quanto lo riguarda, questa cosa non era mai avvenuta. Insomma, un momento letteralmente fuori dall’ordinario. Perché allora questa decisione proprio adesso? Mattarella dice che c’è una necessità, oltre che un suo desiderio, di “sottolineare ancora una volta il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Csm” così come “di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare – particolarmente da parte delle altre istituzioni – nei confronti di questa istituzione”.
Insomma, un chiaro richiamo al governo, dopo le parole del ministro Nordio. Poi Mattarella dice che chiaramente il Csm non è immune dagli errori e che le critiche sono ovviamente legittime. Ma non ci devono essere controversie politiche che minano il rispetto di un’istituzione della Repubblica. “In qualsiasi momento – dice Mattarella – in qualsiasi circostanza. Nell’interesse della Repubblica”.
Insomma, una strigliata a tutti gli effetti. Come se Mattarella fosse il maestro, mentre governo e toghe degli studenti poco disciplinati. Che però, al richiamo formale, si rimettono in riga. Almeno in parte. Nordio replica dicendo che lui si adeguerà. Che il governo farà la sua parte nel “mantenere la dialettica referendaria nei limiti di una contrapposizione sana, pacata e rispettosa, seppur nel convinto sostegno delle nostre ragioni”. In generale sembra esserci una condivisione bipartisan all’appello del presidente della Repubblica, all’invito ad abbassare i toni.
L'attacco di Meloni sui "giudici politicizzati"
Nelle ore immediatamente successive è mancato però un commento, quello di Giorgia Meloni. Poi in serata è arrivato un nuovo affondo ai giudici. Nei giorni scorsi li aveva attaccati, con un video sui social, accusandoli di essere politicizzati e di voler in ogni modo ostacolare gli sforzi del governo per contrastare l’immigrazione illegale. Il caso era quello di un cittadino algerino irregolare in Italia che era stato trasferito in uno dei centri in Albania, e su cui il Tribunale di Roma aveva emesso una condanna di risarcimento ai danni del ministero dell’Interno. Non sarebbero stati rispettati i suoi diritti nel trasferimento dal Cpr di Gradisca d’Isonzo dove si trovava, sia per le misure di sicurezza ritenute degradanti (come il fatto che avesse i polsi legati per tutto il viaggio), sia per le informazioni che non sono state date a lui e alla sua famiglia. Si tratta infatti di una persona da diverso tempo sul territorio, da anni, con una famiglia, una moglie e dei figli. E anche diversi precedenti penali. Che ovviamente Meloni ha sottolineato nel suo attacco ai giudici, ma che non hanno alcuna rilevanza sul piano, appunto, giuridico.
E già solo da questo elemento vediamo le strumentalizzazioni in corso, su questo scontro. La presidente del Consiglio ha accusato i giudici di essere politicizzati e di ostacolare le politiche del governo sul contrasto all’immigrazione illegale. Ma la condanna del tribunale di Roma non riguardava l’espulsione della persona, non riguardava quell’aspetto. Riguardava i diritti fondamentali da riconoscere a ogni essere umano. Che non può essere trasferito dal Friuli Venezia Giulia all’Albania senza che gli venga comunicato, senza che la sua famiglia venga informata. Che non può viaggiare, come ha fatto, su un pullman e una nave militare per oltre 20 ore con i polsi legati da fascette di plastica. Con il permesso di andare in bagno solo due volte.
Il caso Sea Watch
Ma appunto, questo è avvenuto prima dell’intervento di Mattarella nel Csm. Subito dopo, prima di commentare le parole del capo dello Stato, Meloni ha fatto un altro attacco ai giudici per il caso della nave umanitaria Sea Watch, definendo la decisione “oggettivamente assurda” e descrivendola come un nuovo tentativo di impedire al governo di contrastare l’immigrazione illegale. La cornice è quella del 2019, quando Carola Rackete forzò il blocco della Guardia di Finanza, speronando una motovedetta, per portare la Sea Watch 3 in porto e facendo così sbarcare decine e decine di migranti che aveva soccorso in mare.
La capitana della nave era stata arrestata, ma poco dopo rilasciata e il processo archiviato, perché il gip di Agrigento aveva ritenuto la sua condotta legittima e coerente con quello che stabilisce il diritto del mare. La nave però era rimasta sotto sequestro per mesi, nonostante la legge prevede che se l’autorità competente non si esprime per confermare il sequestro entro 10 giorni, allora questo viene automaticamente revocato. I legali della Ong hanno fatto ricorso e alla fine il tribunale di Palermo ha riconosciuto un risarcimento di 76 mila euro da parte dello Stato.
Il commento sulle parole del capo dello Stato
Ecco Meloni ha commentato, senza entrare nel merito della vicenda, di cosa stabilisce la normativa, ma limitandosi a dire di essere rimasta senza parole del fatto che ora con i soldi degli italiani bisogna risarcire Rackete e una Ong straniera.
E un giorno più tardi, ieri, la presidente del Consiglio è intervenuta per commentare anche la parole di Mattarella. Quel monito pronunciato davanti al Csm. In un’intervista con Sky Tg24 Meloni ha detto di non aver parlato in queste ore con il capo dello Stato, ma di aver ritenuto il suo richiamo al rispetto tra istituzioni una cosa giusta. Ha detto che è importante che un’istituzione come il Csm si mantenga estranea dalle diatribe politiche (ovviamente non ha fatto lo stesso discorso al contrario, non ha parlato delle interferenze della politica sulle materie della magistratura). E infine ha detto che c’è un tentativo di trascinare la campagna elettorale in una sorta di lotta nel fango.
Una fracciata alle opposizioni, insomma, accusate di non sostenere una “riforma di buonsenso”. Però ad alzare i toni è stato anche il governo, tra appunto le accuse di sistema para-mafioso, di giudici politicizzati e di tentativi di contrastare sempre e comunque l’azione di questo governo.
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