Da lunedì 8 marzo la Campania torna zona rossa sotto il profilo del rischio Covid. Un cambiamento già nell'aria da diversi giorni, ma che è stato confermato soltanto ieri: prima dal governatore Vincenzo De Luca, che aveva anticipato l'annuncio nella diretta del venerdì, in serata poi l'ufficialità con il decreto firmato dal ministro della Salute Roberto Speranza. Saranno quindi in vigore da lunedì regole più stringenti in ottica anti contagio che riguarderanno spostamenti, attività sportive e il settore commerciale.

Nel bollettino di ieri, 5 marzo (relativo alla situazione alla mezzanotte precedente) i nuovi casi registrati in Campania erano 2.842 (di cui 341 identificati con test antigenico rapido) su 25.327 tamponi (di cui 4.401 antigenici rapidi); si tratta del valore assoluto più alto dal 21 novembre (dati riportati il 22 novembre), quando ne erano stati 3.217, mentre la percentuale è leggermente più bassa rispetto al bollettino precedente (11,22% contro 11,59%). Dei nuovi positivi, 2.286 sono asintomatici e 215 asintomatici.

Complessivamente salgono quindi a 279.818 i casi registrati in Campania dall'inizio dell'epidemia (di cui 7.649 identificati con tampone antigenico) e a 3.041.179 i tamponi (di cui 127.131 antigenici). I deceduti sono stati 13 (8 nelle 48 ore precedenti e 5 morti in precedenza ma registrati il 4 marzo, giorno a cui si riferisce il bollettino), per un totale di 4.427 vittime; i guariti sono stati 577, per un totale di 190.181 dall'inizio dell'epidemia.

In base agli ultimi dati disponibili sono 1.498 le persone ricoverate in Campania, di cui 1.358 (+1) in degenza ordinaria Covid e 140 (senza variazione) in Terapia Intensiva. In isolamento domiciliare ci sono 83.712 persone (+2.251). Gli attualmente positivi sono 85.210 (2.252), dato che mette la Campania al primo posto per numero di persone ancora contagiate (seguita da Lombardia con 76.128 casi ed Emilia Romagna con 50.314 casi).

I posti letto di Terapia Intensiva in regione sono 656 (di cui 140 occupati. Quelli di degenza ordinaria sono 3.160, tra offerta pubblica e privata; su questo ultimo aspetto la Corte dei Conti ha avviato una inchiesta, ipotizzando un danno erariale di 18 milioni di euro che sarebbero stati pagati alle cliniche private convenzionate col sistema sanitario pubblico per ottenere la disponibilità anche in assenza di utilizzo.