Castelluccio dei Sauri è un paesello di duemila anime arroccato sull’estremo ciglio del Subappennino Dauno, in un angolo di Puglia immerso nel silenzio dei monti al limitare dell’Appenino sannita. Castellùzze, come lo chiamano gli abitanti in dialetto foggiano, è un posto tranquillo in cui tutti conoscono i propri vicini, si esce la domenica per andare in chiesa, si lascia la porta di casa aperta, perché sono tutti conoscenti, figli e i nipoti di qualcuno. In quel borgo di montagna fermo nell'inerzia metafisica della provincia, il sogno di ogni giovane saurese è spiccare il volo e andare lontano, in una grande città. È il sogno delle diciottenni Mariena e Annamaria, due ragazze di origini modeste, studentesse della quinta D dell'istituto magistrale "Poerio" e da qualche anno compagne di banco, amiche per la pelle, confidenti. Il loro destino si spezzerà nel marzo del 1998, quando l'orrore correrà lungo le strade del paese come una folata gelida, cambiandolo per sempre.

Chi sono le amiche diaboliche.

Per Maria Filomena Sica, detta "Mariena", orfana di padre, con un enorme desiderio di attenzione che stillava da quegli occhi neri sotto le sopracciglia ben disegnate e Annamaria Botticelli, bionda bellezza dai tratti rinascimentali, come evocava il suo cognome, l'incontro fatale è quello con Nadia Roccia, compagna di studi, terza di quattro figli di una famiglia di origini modeste. Nadia comincia a unirsi alle due amiche nei pomeriggi di studio trascorsi nel garage dei Botticelli, diventa in qualche modo "intima" della coppia di amiche, infrangendo così lo scrigno in cui le due ragazze si erano chiuse tagliando fuori genitori e amici in un legame indecifrabile che va oltre l'amicizia. Mariena, fragile e desiderosa di una guida, si affida ad Annamaria in ogni cosa, si rimette ai suoi gusti, sposa le sue opinioni e i suoi sogni, come quello di volare in America e vivere finalmente una vita libera. Progetti che quasi tutte le ragazzine coltivano nel segreto delle loro stanze da letto e che si perdono sulle pagine colorate del diario.

La morte di Nadia Roccia.

Sarà un terribile giorno di marzo di quel freddo inverno 1998 a cambiare per sempre il destino delle ragazze. Dopo le lezioni Nadia torna a casa in via Circonvallazione, pranza con i genitori e i fratelli e riposa qualche ora. Nel pomeriggio esce, zaino in spalla, dando appuntamento alla mamma per la cena. È diretta a casa Botticelli, dove il piccolo gruppo di studio la aspetta per lavorare a una tesina. Qualche ora più tardi il campanello di casa Roccia suona: mamma Rocchina va ad aprire convinta che sia tornata sua figlia, invece si trova di fronte le due compagne di scuola. Nadia sta male, deve venire subito da lei, dicono concitate. Le due ragazze hanno lasciato l'amica a casa per andare a comprare un pacchetto di patatine e, una volta tornate, hanno trovato il garage sbarrato e Nadia chiusa dentro dall'interno. Pochi minuti dopo la signora Roccia, sua nuora e suo figlio sono davanti alla porta del sottoscala dei Botticelli. Bussano, ma niente, Nadia non apre, allora urlano, chiamano, pregano, finché è il fratello di Annamaria a intervenire aprendo la porta: la ragazza è a terra, priva di vita, si è impiccata con una sciarpa.

La lettera: "Sono una lesbica, mi uccido"

Castelluccio dei Sauri ha perso una delle sue giovanissime figlie, il colpo è durissimo. La notizia corre di casa in casa e raggela il sangue: quella ragazza dagli occhi sorridenti e i capelli scuri, allegra e gentile, si è tolta la vita senza un perché. Al funerale tutto il paese piange per quella vita spezzata a 18 anni. Nadia è vestita di bianco, come la sposa che non sarà mai. Il feretro attraversa una folla urlante, attonita, disperata. Una volta passato il giorno del dolore collettivo, nelle case del paesino ci si comincia a interrogare: perché Nadia si è tolta la vita? La risposta è nella lettera trovata sul pavimento del garage. Mi ucciderò perché non ho il coraggio di dire alla mia famiglia che sono una lesbica innamorata della mia unica amica: tu, Annamaria. Così si legge su un foglio dattiloscritto, ripiegato in quattro e schiacciato sotto una sedia nel garage. Annamaria Botticelli conferma: da tempo aveva notato le attenzioni dell'amica, le carezze, il suo attaccamento morboso. Ma qualcosa nella ricostruzione dei fatti non quadra, i risultati dell'autopsia smentiscono la morte per impiccagione ed evidenziano segni di strangolamento: Nadia è stata ammazzata.

"Sono stata con il demonio": l'ombra del satanismo.

Intanto in Questura arriva una telefonata anonima: Nadia non si è suicidata, ma è stata uccisa perché avrebbe potuto svelare verità inconfessabili, indagate sulle due amiche. Mariena e Annamaria vengono ascoltate insieme. Proprio lì, nelle stanze grigie dove le ragazze vengono convocate, gli inquirenti producono un'intercettazione inquietante: Anna, mica hai detto la verità? dice Mariena all'amica, poi, appena sussurrate, si odono frasi spaventose e senza senso. Lucifero è bello sta in mezzo alle mutandineSono stata anch’io con il demonio ieri sera. Il sospetto dell'omicidio a sfondo satanico si fa strada nelle ipotesi della Procura, che, intanto, apre un'indagine per omicidio. Le due ragazze vengono sottoposte a fermo, nelle loro abitazioni gli investigatori trovano foto che le ritraggono a pochi passi da una tomba, nel cimitero del paese, dove, intanto è stata trafugata la statuina del bambin Gesù, i cui capelli erano stati intrecciati con i capelli di Annamaria Botticelli, quando era una bambina di dieci anni. Accadimenti inquietanti che avvalorano l'ipotesi del rito esoterico.

"Questa bastarda non muore"

Ormai non ci sono più dubbi: Nadia Roccia è stata uccisa dalle compagne di scuola Mariena Sica e Annamaria Botticelli. Le due l'hanno attirata in casa, l'hanno strangolata e poi hanno inscenato un suicidio con la lettera di addio. Un piano troppo grande per quelle due bambine che hanno giocato al gioco della morte e che, infine, messe all'angolo, confessano: Nadia l'abbiamo uccisa noi. Il sospetto schiacciante si trasforma in certezza, ma la domanda che fa più male, che tormenta il sonno della famiglie di Castelluzze, è perché? Qual è il movente che ha spinto due ragazze normali a uccidere una loro amica? Le due non sanno dirlo. Dapprima parlano di un sogno in cui il defunto padre di Mariena ordinava ad Annamaria di uccidere Nadia, poi Mariena accusa l'amica del cuore di averla plagiata, mentre Annamaria si difende, sottolineando a sua volta il fatto che a strangolare materialmente Nadia fosse stata proprio la Sica. E mentre le serrava la sciarpa intorno al collo si lamentava: "‘Sta bastarda non muore".

Il processo.

Inizia il processo per la morte di Nadia. Tutta l'Italia aspetta con il fiato sospeso invocando una condanna esemplare per le due amiche diaboliche, devono pagare il male che hanno fatto a quella giovane innocente. I giudici infine si pronunciano: carcere a vita, pena poi commutata a 20 anni con immenso dolore e rabbia da parte della famiglia Roccia. Castelluccio è sconvolta, non può perdonare quelle due figlie assassine. La condanna spazza via ogni dubbio sul chi, ma resta ancora una domanda: perché? Esclusa la pista satanista, resta un altro movente possibile, quello omosessuale. Nadia era una minaccia per il rapporto delle coppia di ragazze. Eppure, dopo 18 anni il movente resta ancora un mistero. Hanno ucciso per gioco? Per gelosia? Per compiere un rito demoniaco?

Mariena Sica e Annamaria Botticelli a diciotto anni dall'omicidio.

Oggi le due amiche killer sono fuori dal carcere e vivono con nuova identità in Toscana e in Veneto. La Botticelli venne rilasciata poco dopo la condanna perché malata di sclerosi multipla e bisognosa di cure. Mariena Sica è stata scarcerata nel 2003 per buona condotta. Non hanno mai espresso pentimento per la morte della loro amica e mai hanno voluto rivelare perché la condannarono a morte. Dopo tanti anni restano pungenti come spilli le parole scritte da Annamaria Botticelli sul suo diario segreto alcuni giorni prima di quel terribile marzo: "La vita mi ha riservato tre cose: il sesso, l’intelligenza la morte. Ho scelto le prime due, la terza – scrisse quella ragazzina dai riccioli biondi –  la lascio agli altri".