La traiettoria dei proiettili che hanno ucciso Licia chiarirà cosa accadde la notte della sua morte. Per questo la Procura di Siracusa ha disposto una ‘superperizia' balistica che faccia luce sulla dinamica degli spari che la notte del 1° marzo 2017 colsero il maresciallo dei carabinieri Licia Silvia Gioia, mentre si trovava nell'intimità della sua camera da letto. L'esame, che avrà luogo il prossimo 5 luglio, è stato disposto nell'ambito del processo per omicidio che vede l'allora marito del maresciallo, Francesco Ferrari, 46 anni, sul banco degli imputati. I fatti, avvennero due anni fa nella villetta a due piani dei coniugi a Siracusa, dove viveva anche il figlio 15enne di Ferrari, nato dal matrimonio con la ex.

Licia, 31 anni da compiere, maresciallo in servizio a Siracusa, ma originaria di Latina, era sposata da circa due anni. Come sua abitudine, quella sera la 31enne si era fatta la doccia, data la crema e aveva pianificato gli appuntamenti per l'indomani. A mezzanotte circa, dalla Beretta calibro 9 che aveva in dotazione, partirono due colpi: uno ferì Licia alla gamba, l'altro alla testa. A far nascere dubbi sulla versione dei fatti fornita poi dal marito, per cui Licia si sarebbe suicidata durante una lite per motivi di gelosia, fu proprio la successione dei colpi, alla testa il primo, alla gamba il secondo, stabilita dal medico legale Francesco Coco, incaricato dal Pubblico Ministero di effettuare l’autopsia. Dopo il primo colpo alla testa,  ha concluso il medico, Licia non sarebbe stata in grado di premere nuovamente il grilletto, perché già deceduta.

A destare perplessità anche la chiamata ai soccorsi, avvenuta 45 minuti dopo i fatti, dopo che Ferrari, a sua volta colpito di rimbalzo da un proiettile, aveva chiamato sia un collega sia la ex moglie, alla quale aveva chiesto di venire a prendere il figlio. Ricoverato in ospedale per la lieve ferita alla gamba, prodotta, a suo dire, mentre tentava di disarmare la moglie, Ferrari non ha partecipato ai funerali di Licia. Rinviato a giudizio con l'accusa di omicidio, il poliziotto, difeso dall’avvocato Stefano Rametta, ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato.