I genitori di Eleonora Bottaro, la 17enne padovana morta di leucemia nell'estate del 2016 dopo aver rifiutato la chemioterapia, si sono presentati per la prima volta in un'aula di tribunale nel corso del processo che li vede imputati per omicidio colposo per non aver sottoposto la figlia alle terapie necessarie alla sua possibile guarigione, aggravato dalla previsione dell'evento. L'accusa mossa dal procuratore aggiunto Valeria Sanzari è in altre parole che la coppia, seguace del metodo Hamer, il medico tedesco fautore della cura delle malattie tramite medicina alternativa, abbia influenzato la figlia a non accettare le cure proposte per salvarla da una malattia che si è poi rivelata letale. Rita BeniniLino Bottaro hanno così raccontato per la prima volta pubblicamente le volontà della giovane al giudice Marina Ventura. "Diceva che era puro veleno per il suo corpo, che sarebbe morta non appena l'ago l'avrebbe toccata", hanno detto marito e moglie.

La scoperta della malattia

È la mamma di Eleonora, difesa dall’avvocato Raffaella Giacomin, a prendere per prima la parola e a raccontare la sua versione dei fatti. Il calvario della famiglia Bottaro comincia a Natale del 2015, quando Eleonora, all'epoca 16enne, avverte dei dolori alle ossa e febbre alta, che però pensano sia solo una banale influenza stagionale. "Verso l'Epifania ha avuto uno strappo alla schiena – ha continuato Rita Benin –. D'accordo con i professori, Eleonora è rimasta a casa. Un amico di famiglia, il dottor Paolo Rossaro ci ha consigliato l'agopuntura ma non migliorava. Siamo andati dal nostro medico di base, Renato Taglietti, e abbiamo trovato il suo sostituto, Renato Finco. Abbiamo chiesto un certificato per farle seguire le lezioni via Skype". È proprio Taglietti il primo a parlare di una possibile leucemia, così ordina alla ragazza il ricovero immediato. "Eleonora – ha ricordato la mamma – non voleva perché l'ospedale le ricordava Marta, una sua amica scout venuta a mancare. Taglietti ci ha detto che se non la facevamo subito ricoverare avrebbe chiamato i carabinieri, così abbiamo spiegato a nostra figlia la situazione e, una volta in ospedale, siamo stati obbligati a chiamarlo per dare conferma".

Il rifiuto delle cure

Era il febbraio del 2016 quando arriva la diagnosi definitiva: Eleonora ha una leucemia linfoblastica acuta. Il periodo non è dei migliori per la ragazza per ricevere una notizia del genere, perché ricorre l'anniversario della morte del fratello Luca e perché proprio nel reparto dove lei è ricoverata è morta una delle sue migliori amiche. "Da quel momento è iniziato l'inferno – ha ricordato ancora mamma Rita -. Eleonora non mangiava più, ha perso 4 chili in 4 giorni e aveva incubi. Ci hanno spiegato il protocollo e ci hanno detto che poteva morire dissanguata anche per un banale sangue da naso o per le mestruazioni. Eleonora non si fidava di loro. Diceva che per farle fare la chemio avrebbero dovuto legarla al letto e che anche se lo avessero fatto si sarebbe divincolata. Molti familiari sono morti dopo la chemio ed era spaventata. Ma non ci davano una scelta, non hanno parlato di medicina alternativa. Il mercoledì è arrivato il medico legale, ci ha detto che se non le facevamo fare la chemio avrebbe chiamato il tribunale dei minori". Poi sono andati via dall'ospedale, portando Eleonora in Svizzera dove sembrava essersi ripresa. Poi, il ritorno in Italia e il peggioramento delle sue condizioni mese dopo mese. "Una volta appena le hanno messo la flebo ha avuto una crisi – ha concluso Benin –. Aveva la gola arsa, non riusciva a dormire e a mangiare. Si è arresa ed è morta". Era il 29 agosto 2016. Il prossimo appuntamento col processo nel quale la coppia è imputata è fissato al 20 giugno prossimo, quando ci sarà la discussione e la richiesta di pena per i genitori della ragazza, da parte dell'accusa.