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3 Agosto 2022
20:43

Vive in strada con il compagno malato: “Sono transgender e il Comune non mi aiuta”

Adriana Colombo e Matteo Boiocchi, residenti a Gorla Maggiore (Varese), dal 2018 chiedono di avere una casa popolare, senza ottenerla. “Per il Comune siamo troppo poveri”, raccontano a Fanpage.it. Si appellano invano al sindaco e ai servizi sociali, ma niente: “Forse perché sono transgender?”, si chiede Adriana, che oggi vive per strada insieme al compagno, malato di tumore.
A cura di Chiara Daffini
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Adriana e Matteo vivono per strada con il loro cane Snoopy
Adriana e Matteo vivono per strada con il loro cane Snoopy

Mi basterebbe una casa, anche piccola, non importa dove. Vivere per strada è impossibile, non tanto perché io ho le anche rifatte e devo rifare pure le rotule, ma piuttosto per il mio compagno, che ha un tumore alla gola e a settembre dovrà essere operato o comunque iniziare le terapie”. È lo sfogo di Adriana, che si è rivolta a Fanpage.it sperando di portare il suo caso all’attenzione delle istituzioni.

Il Covid e lo sfratto

“Lo scorso maggio io e Matteo abbiamo perso la casa dove vivevamo – racconta Adriana -. Con il Covid abbiamo non c'era più lavoro e anche se il mio compagno è riuscito a trovare un altro impiego i contratti sono sempre a tempo determinato e difficilmente rinnovabili”.

Così, dopo la fine dello stato di emergenza e il via libera agli sfratti, la coppia si è ritrovata per strada. “Ho chiesto di parlare con il sindaco – continua la donna -, ma non ha voluto ricevermi. Allora mi sono rivolta ai carabinieri che sono riusciti a intermediare e alla fine il Comune ci ha proposto per due mesi una camera in un residence a Fagnano Olona”.

“Forse perché sono transgender?”

Dopo due mesi di permanenza, Adriana e Matteo sono però costretti a lasciare la stanza, che serve alla proprietaria per gli operai che stanno sistemando lo stabile. “Il Comune e i servizi sociali ci avevano promesso che non ci avrebbero lasciati da soli, ma l’hanno fatto – spiega Adriana -, anzi l’assistente sociale ieri mi ha detto che non gliene frega un c***o se siamo per strada, poi ha chiesto scusa, ma perché ci devono trattare così?”.

Un dubbio le viene ed è molto triste: “Forse perché sono transgender? – si chiede – Un tempo ero un uomo e non ci sono molti casi come il mio da queste parti, ma non ho mai fatto niente di male a nessuno, ho la fedina penale pulita e anche Matteo”.

Il sindaco “Adesso vado in vacanza”

Essendo parte in causa citate nel racconto di Adriana, decidiamo di raggiungere il primo cittadino di Gorla Maggiore, Pietro Zappamiglio, in riunione con il suo staff. Gentilmente ci accoglie, anche senza preavviso, ma non lascia entrare Adriana.

Quando gli chiediamo spiegazioni sul trattamento riservato alla sua concittadina la risposta è categorica: “Prima di aver parlato con il mio avvocato, il prefetto e tutte le parti in causa non rilascio interviste, sono questioni delicate, devo tutelarmi”.

La nostra proposta era in realtà di ritornare tra qualche giorno per dare modo a Zappamiglio di rispondere dopo aver consultato chi riteneva opportuno: “Da domani sarò in vacanza e tornerò a settembre, ne riparliamo dopo il 10”. Solo che nel frattempo Adriana e Matteo restano per strada.

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Vive in strada con il compagno malato:
Vive in strada con il compagno malato: "Il Comune non mi dà una casa, forse perché sono trans?"
505.987 di Chiara Daffini
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