Sono passati oltre quattro mesi da quando, tra il 13 e il 14 giugno di quest'anno, alcuni giovani appartenenti alla cosiddetta area "antagonista" milanese imbrattarono la statua dedicata a Indro Montanelli che si trova ai giardini a lui intitolati a Milano, in zona Porta Venezia. Ma gli strascichi a livello penale di quella azione dimostrativa, per protestare contro il passato colonialista del giornalista e soprattutto contro il suo matrimonio con una ragazzina minorenne eritrea, continuano tutt'ora.

Il ragazzo incastrato dalle impronte digitali su una bomboletta spray

Ieri mattina, infatti, la Digos di Milano ha perquisito l'abitazione di uno studente universitario che secondo gli investigatori avrebbe partecipato al blitz. Si tratta di un ragazzo di 21 anni che fa parte del collettivo Lume. Nell'abitazione in cui vive gli investigatori hanno trovato la carta di credito con cui sono sono state acquistate le bombolette di vernice che erano servite per l'imbrattamento: vernice rossa sulla statua del giornalista e vernice nera per scrivere sul basamento le parole "razzista stupratore". Inoltre, le impronte digitali del ragazzo coinciderebbero secondo gli investigatori con quelle trovate su una delle bombolette usate durante il blitz. Un impegno investigativo notevole per la vicenda, come ha sottolineato all'agenzia di stampa "Ansa" anche il pubblico ministero Alberto Nobili, a capo del pool antiterrorismo della procura di Milano, parlando dell'imbrattamento come di "un fatto apparentemente lieve ma di assoluta gravità, anche a livello internazionale, attesa la notorietà del giornalista".