"Non posso accettare l’impostazione che Enrico ha dato alla sua conferenza stampa di fine anno, quando ha detto che un salto generazionale è compiuto, facendo quasi immaginare una intesa tra lui, Alfano e me. Le cose bisogna raccontarle per come stanno. […] È vero che loro provengono da una generazione più giovane di quella che li ha preceduti, ma io non voglio assolutamente essere accomunato a loro, integrato in uno schema: io sono totalmente diverso, per tanti motivi". È questo il passaggio cruciale del lungo colloquio telefonico fra Matteo Renzi e Federico Geremicca, riportato ovviamente su La Stampa e divenuto immediatamente "il caso" del giorno. Già, perché lo strappo di Renzi è evidente, soprattutto quando elenca le differenze sostanziali fra la sua storia e quella di Enrico Letta ed Angelino Alfano, rispettivamente numero 1 e 2 dell'esecutivo delle ex larghe intese.

Letta è stato portato al governo anni fa da D'Alema, Alfano da Berlusconi; insomma, nulla a che vedere con lui, Renzi, che ha "ricevuto un mandato popolare, tre milioni di persone che mi hanno votato perché hanno condiviso quel che ho promesso che avrei poi fatto". Insomma, Renzi sente di incarnare da solo quella discontinuità generazionale e ideale di cui ha parlato Letta nella conferenza stampa di fine anno e da qui parte per declinare il suo piano per il Paese. Prima di tutto i due temi capitali, lavoro e riforme, poi la discussione sulla legge elettorale e i provvedimenti in tema fiscale.

Non manca poi qualche passaggio polemico, sia nei confronti del "fuoco amico" ("Sfogliate le collezioni dei giornali e trovate una mia dichiarazione dove chiedo un rimpasto, per la miseria") che del Governo ("Alla gente che mi ha votato ora non posso dire che si va avanti anche se il governo non fa"), con una chiusura sibillina: "Calma, ragazzi. Sapesse quanti mi dicono “Matteo bisogna andare subito al voto” e io rispondo calma ragazzi, calma. Bisogna tener fede a quando detto: se Letta fa, va avanti. E continuo ostinatamente a credere che sia possibile. Certo, se si fanno marchette e si passa dalle larghe intese all’assalto alla diligenza, non va bene".