Solo pochi giorni fa, a inizio settimana, Matteo Renzi aveva dovuto rinunciare alla presentazione del suo libro a Torino, dopo aver ricevuto la notizia degli arresti domiciliari per i suoi genitori. Oggi, dopo qualche giorno, l’ex presidente del Consiglio riprende il suo tour proprio da Torino, tornando per la prima volta a presentarsi in pubblico da quando Tiziano Renzi e Laura Bovoli sono agli arresti domiciliari. E proprio di loro parla l’ex segretario del Pd: “Sono fiero e orgoglioso di esser figlio di Tiziano Renzi e Laura Bovoli perché non ho niente di cui vergognarmi, perché conosco i fatti. Non ho mai detto nulla contro la giustizia. L’indagine è legittima. Ma non posso sopportare che i miei genitori soffrano. Vogliamo una sentenza in nome del popolo italiano, in un'aula di tribunale”. Renzi fa poi riferimento a Salvini e al caso Diciotti: "Noi non vogliamo impunità, immunità, scambi per non andare a processo. Noi non scappiamo come fanno gli altri, vogliamo andare in quell'aula. Perché lì vedremo chi ha ragione e chi torto".

Renzi riparte parlando delle difficoltà che portano tutti a “dire che siamo finiti, ma noi siamo quelli che restano e che non mollano mai”. A Torino, per la presentazione del libro di Renzi, ci sono tanti esponenti del Pd: i due candidati alla segreteria Maurizio Martina e Roberto Giachetti, il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, l’ex ministro Maria Elena Boschi. Renzi parla anche del governo e della situazione economica italiana: “La manovra è già pronta, ci stanno solo portando a spasso perché vogliono vincere le europee. Manovra bis vuol dire che ci metteranno le mani in tasca. Da quando ci sono loro l'economia è in retromarcia”.

Renzi parla anche del suo futuro e delle primarie del Pd di marzo: “Voterò alle primarie, non mi candido alle Europee, e non chiedo voti. Al Governo ci sono degli incapaci. È come l'ultimo della classe, che si lamenta dei professori”. Altra questione su cui il senatore del Pd si sofferma è quella riguardante Michele Giarrusso, esponente del M5s che negli scorsi giorni ha fatto il gesto delle manette rivolgendosi agli esponenti dem, con riferimento proprio ai genitori dell'ex presidente del Consiglio. Renzi, in particolare, parla però di un’altra vicenda, facendo riferimento a un fatto del 2015: “È una vergogna che nessuno abbia detto una parola in difesa non mia, ma di un senatore per il quale un altro senatore ha auspicato l'impiccagione. Lunedì interverrò in aula per dire che non mi faccio intimidire. Se pensano di farci tacere si sbagliano. Quando la signora presidente del Senato sarà in grado di dire la parola disdegno, sarà troppo tardi”.

Il senatore dem rivolge anche un appello al ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, sul caso di Foligno: “C’è un clima infame. Ministro Bussetti, caccia il maestro di Foligno, lo chiediamo da genitori e da esseri umani. Se vuoi rendere ragione della tua presenza al governo e del tuo giuramento sulla Costituzione, avvia la procedura di licenziamento di quel maestro. È incompatibile con l'insegnamento. Non si porta il razzismo nella scuola pubblica italiana”. Renzi, inoltre, firma sul palco la prima delle 20 querele che aveva promesso negli scorsi giorni: "È per Marco Travaglio", annuncia.