Il Natale è ormai alle porte ma la proposta di Luigi Di Maio, che si era appellato a tutti i partiti per approvare la legge che prevede la chiusura dei negozi durante almeno sei dei dodici giorni festivi dell’anno, sembra essere caduta nel vuoto. Per la proposta di legge presentata dal deputato del Movimento Cinque Stelle Michele Dell’Orco e approvata dalla Camera nel 2014 sembra non esserci speranza: la votazione al Senato è quasi impossibile e per questa legislatura non sembrano esserci spazi per la sua discussione, visto il prossimo scioglimento delle Camere. Michele Dell’Orco, primo firmatario della legge, spiega a Fanpage.it: “Le Camere ancora non sono state sciolte, ma manca la volontà” per approvare il provvedimento.

Il disegno di legge, nato su proposta del M5s e poi approvato alla Camera con qualche modifica, è ormai fermo a Palazzo Madama dal 2014. Il testo prevede “il rispetto degli orari di apertura e di chiusura, l’obbligo della mezza giornata di chiusura infrasettimanale dell’esercizio nonché quello di chiusura domenicale e festiva ad eccezione” di alcuni giorni festivi, ovvero: 1 gennaio, 6 gennaio, 25 aprile, domenica di pasqua, lunedì di pasquetta, 1 maggio, 2 giugno, 15 agosto, primo novembre, 8 dicembre, 25 dicembre, 26 dicembre. La proposta prevede, nello specifico, che ogni negoziante debba tenere chiuso il proprio esercizio commerciale almeno in sei di questi dodici giorni.

Il testo prevede anche che le “attività di somministrazione di alimenti e bevande non sono soggette ad alcun obbligo di chiusura domenicale o festiva” e che il sindaco possa definire “gli orari di apertura dei pubblici esercizi e delle attività commerciali e artigianali in determinate zone del territorio comunale interessate da fenomeni di aggregazione notturna”.

A spiegare a Fanpage.it più nel dettaglio la proposta è il primo firmatario del provvedimento, il deputato M5s Michele Dell’Orco, che spiega anche come era nato il disegno di legge: “Inizialmente avevamo proposto l’abolizione delle liberalizzazioni per evitare le aperture indiscriminate. Poi è iniziata la discussione e si è arrivati a un grande compromesso, Si è deciso di procedere per sei chiusure a scelta sulle 12 principali festività. Dalla nuova proposta di legge vengono escluse le domeniche, inserite invece nella prima proposta. Si prevedono inoltre 90 milioni di euro da stanziare per le piccole imprese per elementi come il rinnovo energetico e l’adeguamento del pos. La legge è stata approvata all’unanimità ma è poi rimasta ferma al Senato”. Altra differenza tra il primo testo e quello approvato in un ramo del Parlamento riguarda un limite che era stato proposto: bastava garantire che il 25% dei negozi di ogni specifico settore merceologico fossero aperti nei giorni di festa: ipotesi decaduta con la norma passata alla Camera.

La legge si può ancora approvare, secondo Dell’Orco, almeno tecnicamente: “Le Camere non sono ancora sciolte, volendo al Senato basterebbe un pomeriggio di lavoro in più per approvarla. Le audizioni in commissione sono state fatte, si potrebbe passare all’esame dell'aula e votarla in due ore”. Ma la realtà è ben diversa: “Penso non ci sia la volontà politica di Pd e Fi – aggiunge il deputato M5s – salvo sorprese non credo che si faccia”.

Il M5s assicura comunque di volerci provare: “So che il capogruppo si sta attivando per provare a calendarizzarla”. Ma la proposta di legge, già alla Camera, fu approvata soprattutto per le “pressioni delle associazioni di categoria e dei comitati, arrivando così a un compromesso che ha inoltre lasciato libertà di scelta ai comuni turistici”. Il che vuol dire, spiega Dell’Orco, che “a Rimini si può decidere di stare aperti a Ferragosto e non a Natale, mentre il contrario può avvenire, per esempio a Bolzano”.