Per chi non lo avesse già fatto, questa mattina è arrivato il momento di spostare le lancette degli orologi avanti di un’ora. Durate la notte tra sabato e domenica, e più precisamente alle 2, l'Italia infatti è passata da ora solare a ora legale. Ovviamente per molti orologi digitali e altri apparecchi elettronici moderni, come computer e smartphone, non vi è bisogno di alcuna regolazione essendo già impostati per effettuare il cambio ora in autonomia ma per quelli più vecchi o quelli a lancette  è necessario provvedere. Il sacrificio di aver dormito un'ora in meno nel fine settimana dovrebbe essere compensato col fatto che da domenica 31 marzo farà buio un’ora più tardi la sera, lasciandoci dunque più ore di luce per svolgere le attività quotidiane.  Tra gli altri benefici dell'ora legale anche il risparmio energetico visto che ci sarà minore bisogno dell’illuminazione elettrica con conseguente risparmiare sull’energia.

Oltre che in Italia, l'ora legale è entrata in vigore contemporaneamente in tutti gli Stati dell'Unione Europea. in Svizzera e in Norvegia. Per tutti l'ora legale entrata in vigore oggi sarà valida per tutta l'estate fino all'autunno prossimo quando le lancette degli orologi dovranno essere spostate nuovamente indietro di un'ora per ripristinare l'ora solare. Il passaggio avverrà l'ultima domenica di ottobre e cioè per il 2019 nella notte tra il 26 e il 27 ottobre prossimi. Contrariamente a quanto si è temuto fino all'ultimo, quest'anno non sarà l'ultimo per l'ora legale. La tanto discussa abolizione infatti è slittata almeno fino al 2021 come stabilito da una risoluzione del Parlamento europeo.

Entro il 2021 infatti i singoli Stati membri dovranno decidere come comportarsi e poi discuterne insieme nel Consiglio dell’UE, l’organo che raduna i rappresentanti di tutti i governi dell’Unione. Chi sceglierà di mantenere l’ora legale sposterà per l’ultima volta le lancette nel marzo 2021, chi sceglierà l’ora solare dovrà farlo a ottobre 2021. Visti i differenti approcci dei vari governi, non è escluso che si possa ritornare al vecchio modello dove ogni stato aveva regole differenti anche se in questo caso va trovato un accordo comune con un coordinamento della Commissione europea.