20 agosto 11:06 Crisi di governo, Calenda: “No a esecutivo Frankenstein, sarebbe la fine del Pd”

Un governo con i Cinquestelle "continuo a pensare che rappresenterebbe la fine del Pd. Si possono fare governi con chi ha idee diverse, non con chi ha valori diversi".È quanto afferma l'ex ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, in un'intervista a Repubblica. Per l'eurodeputato, andare a elezioni subito "è indispensabile". E spiega: "Non risorgeranno scappando dalle elezioni. I sovranisti si battono con idee nuove, coraggio e una classe dirigente all'altezza. Non con governi Frankenstein che hanno come unico obiettivo l'autopreservazione. Se la classe dirigente dell'opposizione non si sente in grado di affrontare le elezioni, si cambia la classe dirigente, non ci si allea con gli avversari antidemocratici per evitarle".

Secondo Calenda, poi, se c'è una cosa che questa crisi mostra "è il trasformismo e la spregiudicatezza di tutta la classe politica. Da Grillo a Renzi, da Salvini a Di Maio. È un discredito che amplierà il solco tra cittadini e politica, in un momento in cui dovremmo riportare le persone all'impegno". Da Conte, oggi in Senato, si aspetta "tutto o il contrario di tutto. È stato il presidente del Consiglio del peggior governo. Spero che il Pd non lo innalzi al ruolo di statista, sarebbe l'ultima beffa". Secondo l'europarlamentare dem, poi, per disinnescare l'aumento Iva "bisognerebbe partire dalla cancellazione di Quota 100 e dalla revisione del reddito di cittadinanza, cancellando le tante cose ridicole come i navigator. È plausibile che il governo con i 5S lo faccia?". Su Renzi, dice che "Ora chiama disertore chi è rimasto coerente con le idee che aveva". E i renziani "Hanno portato in politica un fanatismo molto simile a quello dei 5Stelle".

20 agosto 11:01 Crisi di governo, Renzi: “Nessuno di noi chiederà poltrone. Non voglio fare il commissario”

"Mi sembra saggio che nessuno di noi stia dentro il governo, io non ci sarò. Nessuno di noi chiede la benché minima poltrona, anche quella di commissario". Lo ha riferito Matteo Renzi ai microfoni di Radio 24. "Questo dibattito è politichese: il governo populista ha fallito. Per 14 mesi ci hanno detto – ha aggiunto il senatore dem – che loro erano la speranza e avrebbero rivoluzionato l'Italia, dicevano che avrebbero governato per 30 anni con questa opposizione, invece non sono arrivati neanche a 30 mesi". Renzi auspica adesso un esecutivo istituzionale.

In un post su Facebook l'ex segretario dem ed ex presidente del Consiglio ha scritto: "Si prende atto del fallimento del Governo del Cambiamento. Noi lo abbiamo detto ogni giorno in questi mesi, loro lo hanno capito solo nelle ultime settimane. E oggi il Governo Populista annuncia le dimissioni. Si chiude dopo 14 mesi una delle peggiori esperienze della storia repubblicana. Hanno preso il PIL a + 1.7% e lo hanno azzerato. Hanno detto “La pacchia è finita” a migliaia di ragazze e ragazzi in fuga dalla guerra e dalla fame. Hanno isolato l’Italia a livello internazionale e nei tavoli europei. Hanno vinto con la propaganda e le FakeNews, ma dopo 14 mesi sono stati sconfitti dalla realtà". Poi ha aggiunto: "Tutta Europa adesso sa che i populisti funzionano in campagna elettorale, falliscono al Governo".

20 agosto 10:34 Crisi di governo, è il giorno di Giuseppe Conte

Alle 15 il presidente del Consiglio Giuseppe Conte parlerà in Senato. Dopo l'intervento del premier comincerà il dibattito e si potrebbe arrivare al voto sulle risoluzioni. Il 20 agosto, come data per le comunicazioni di Conte in Senato, è stata votata a maggioranza dai senatori del M5S, Pd e LeU, che la scorsa settimana hanno battuto in Aula Lega, FdI e Forza Italia, bocciando le mozioni presentate dal centrodestra che avrebbero anticipato la parlamentarizzazione della crisi. Dopo il discorso di Conte, in cui è previsto anche un duro j'accuse nei confronti di Salvini, il capo dell'esecutivo potrebbe salire al Colle per dimettersi. A quel punto la palla passerà a Mattarella, che potrebbe verificare l'esistenza di una nuova maggioranza in Parlamento.

Il M5S ha fatto sapere di non essere più disposto a sedersi al tavolo con la Lega per ricucire lo strappo: Luigi Di Maio a questo punto potrebbe avviare con il segretario del Pd Nicola Zingaretti una fase di trattativa per dare vita a un nuovo governo. Il segretario dem ha ribadito la sua linea: o nasce un governo forte, quindi di lunga durata, o si va al voto. Salvini continua a ripetere che terrà il telefono acceso per gli alleati fino all'ultimo momento utile. "Ritirare i ministri? Dipende da quello che dice Conte – ha detto il leader della Lega questa mattina a Radio 24 – Il futuro del Paese nasce da un discorso contro Matteo Salvini? Non credo, spero si parli di Europa, di giustizia, di tasse e di altro ancora. O almeno di questo parlerò io". Salvini in questi giorni non ha avuto colloqui né con l'alleato pentastellato né con Conte: "Io so quello che farà la Lega. Se qualcuno ha già scelto una maggioranza alternativa e si stanno distribuendo ministeri tra Pd e 5 Stelle, allora il problema non è mio ma del Paese", ha precisato.