Liliana Vasilache (Facebook).
in foto: Liliana Vasilache (Facebook).

"La mia è la storia di una mamma disperata, al punto che ho cominciato uno sciopero della fame e della chemio a cui mi sto sottoponendo nella speranza che qualcuno possa aiutarmi". Liliana Vasilache vive a Marghera, in provincia di Venezia, da anni. È nata in Romania ma da tempo si è trasferita in Italia. La sua vita è tutt'altro che facile: prima una grave malattia, poi l'incontro con un uomo sbagliato e infine uno sfratto sulle spalle l'hanno costretta a prendere una drastica decisione: quella di fare uno sciopero della fame e di interrompere la chemioterapia dallo scorso 13 marzo per portare all'attenzione delle istituzioni comunali la sua situazione. Perché, come racconta a Fanpage.it, da tre anni sta chiedendo al Comune in cui risiede e ai servizi sociali di concedere a lei e ai suoi due figli minorenni, uno di 16 e uno di 17 anni e mezzo (il terzo, di 27 anni, non vive in Italia) un alloggio dopo aver ricevuto un avviso di sfratto.

Il calvario di Liliana inizia però parecchio tempo fa. Arrivata in Italia nel 2005, ha lavorato regolarmente, pagando le tasse, come tiene a sottolineare, fino al 2010 quando, al termine di una lunga serie di esami, le viene diagnosticato un tumore mammario in metastasi ossea con multipli crolli vertebrali all'ospedale dell'Angelo di Mestre. "Mi avevano dato due mesi di vita – racconta la donna -. In quel momento mi è passata tutta la vita davanti agli occhi. Ho pensato subito ai miei tre figli, che all'epoca erano in Romania con mia madre. Non avevo voglia di fare nulla, né di mangiare né di lavarmi. Poi ho capito che dovevo tirare fuori tutta la forza che avevo e lottare per i miei ragazzi. E così ho fatto". Intanto, anche a livello personale la sua vita era stata sconvolta. Nel 2007 ha conosciuto un uomo del quale si è innamorata e che ha sposato nel 2011, un anno dopo la scoperta della malattia. "Tutto è andato bene fino al 2013 – continua ancora Liliana -, poi lui si è gradualmente allontanato, non lo riconoscevo più. Tornava a casa nervoso, irritato, cercando sempre motivi di litigio e usando violenza fisica e verbale, anche davanti ai miei figli più piccoli, che nel 2014 si sono trasferiti in Italia. L'ho denunciato 4 volte, con tanto di esiti del pronto soccorso, nel 2016 è stato anche arrestato ma poi è stato subito rilasciato con una diffida di allontanamento. È stato allora che lui è andato in banca dicendo che non intendeva più pagare il restante mutuo di 112mila euro, e che la banca poteva rivendere la casa, in quanto l'alloggio era già libero, anche se io ci abito ancora adesso".

Così, è stato avviato il procedimento di pignoramento e a gennaio di questo anno, sottolinea Liliana, "l'istanza si è chiusa, disponendo la vendita dell'immobile all'asta per soli 68mila euro. Anche se eravamo sposati ed anche se la maggior parte delle rate le ho pagate io, con tanto di ricevute a nome mio, secondo la legge italiana io non ho alcun titolo, in quanto il mutuo è stato fatto solo a nome di lui, 2 anni prima di conoscerci. Io ed miei figli viviamo con solo la mia pensione di invalidità totale, con inabilità lavorativa, e nessuna banca mi fa un mutuo di 70mila euro. E ora mi trovo malata, sola e con uno sfratto esecutivo sulle spalle. A volte non mi vergogno di dire che non ho soldi neanche per fare la spesa, per non dire per pagare le bollette arretrate". Per questo lo scorso 13 marzo ha iniziato lo sciopero della fame e ha interrotto le terapia che ancora sta facendo per curare il tumore. "Da 3 anni batto gli uffici del Comune, dei servizi sociali e delle politiche sociali della residenza per chiedere un alloggio comunale, ma nessuno mi ha mai aiutata – ha concluso Liliana -. Mi sento abbandonata da tutte le istituzioni, per questo ho deciso di protestare e non mi fermerò finché non verrò ascoltata, finché non avrò la certezza di un tetto sicuro per me ma soprattutto per le mie creature".