Justine, profuga camerunese fuggita in Nigeria (Medici senza Frontiere)
in foto: Justine, profuga camerunese fuggita in Nigeria (Medici senza Frontiere)

In Camerun, quasi mezzo milione di persone sta scappando dalle violenze nelle regioni a maggioranza anglofona. Decine di migliaia di rifugiati hanno iniziato ad attraversare il confine meridionale verso la Nigeria, nello Stato di Cross River. Qui, prima ancora che nei campi profughi, sono stati accolti dalla comunità locale nelle proprie case e nei propri villaggi, nonostante le risorse siano scarse per tutti. “La gente ha iniziato ad attraversare il confine, ma non aveva nulla, non aveva un posto dove stare", dice Augustine Eka, un nigeriano che ha ospitato rifugiati nella propria casa nel villaggio di Amana. “Così abbiamo deciso di accoglierli, di lasciarli vivere nelle nostre case come fratelli e sorelle. Tutte le comunità qui nello stato di Cross River sono ospitali e gentili con i rifugiati provenienti dal Camerun. Lo scorso anno, abbiamo ospitato più di 100 profughi nella mia comunità: uomini, donne e bambini”.

Dall'ottobre 2017, nelle regioni del sud-ovest e del nord-ovest del Camerun, è in corso una rivolta armata delle etnie anglofone per l’indipendenza dal resto del Paese. Secondo il think tank International Crisis Group, da quando sono iniziate le violenze hanno perso la vita più di 200 membri delle forze di sicurezza e quasi 500 civili. Di fronte all'insurrezione armata delle regioni a maggioranza anglofona, il governo ha schierato migliaia di soldati. “Nonostante il continuo aumento delle violenze – sottolinea Medici Senza Frontiere – la risposta da parte della comunità internazionale è stata esigua sia in Camerun, dove l'accesso alle organizzazioni umanitarie è gravemente limitato, sia in Nigeria”.  “Da più di un anno c'è una crisi politica in Camerun che ha spinto molte persone ad attraversare il confine e ad entrare in Nigeria. La cosa sorprendente è che i nigeriani sono stati straordinariamente ospitali con le comunità camerunesi”, dichiara Elisa Capponi, promotrice della salute di Medici senza Frontiere nello Stato di Cross River. Fidelis Kigbor è uno dei rifugiati che vivono a casa di Augustine. “Vivevo con la mia famiglia a Mamfee, dove ero agricoltore”, racconta. “Avevo costruito lì la mia casa, ma è stata distrutta. Quando siamo arrivati nel villaggio di Amana, gli abitanti ci hanno accolto, anche se non avevano molto da offrire”.

Oggi si contano 437.000 persone sfollate nelle regioni sud-occidentale e nord-occidentale del Camerun, in gran parte fuggite nella boscaglia dove vivono in condizioni precarie, senza adeguato accesso a ripari, cibo, acqua e servizi sanitari. In queste regioni, Msf supporta i centri sanitari e gli ospedali distrettuali di Buea e Bamenda per garantire cure mediche di base e di emergenza. “La maggior parte dei pazienti è affetta da malattie respiratorie e cutanee, come la scabbia, legate alle difficili condizioni di vita. Ci sono poi le malattie croniche come ipertensione e diabete, la malaria, endemica nel paese, e pazienti che necessitano di interventi chirurgici”, afferma l’organizzazione umanitaria.

Sono invece 30.000 i rifugiati che hanno trovato riparo nello stato di Cross River, in Nigeria, dove il 75 per cento dei pazienti sono donne, bambini o anziani, affetti da problemi medici legati alle difficili condizioni di vita. Per il dottor Precious Mudama, che opera nelle cliniche mobili di Msf nello stato di Cross River, i bisogni medici delle persone sono enormi. "Le nostre équipe mobili visitano in media 120-150 pazienti al giorno, di cui l'80% sono rifugiati e il 20% membri delle comunità ospitanti. Prima dell’arrivo di Msf – afferma Mudama – la situazione era drammatica, il sistema sanitario locale era allo stremo e mancavano personale e materiali per prendersi cura delle persone”.

Mentre alcuni dei rifugiati vivono ancora nei villaggi al confine nigeriano insieme agli abitanti del posto, altri sono stati trasferiti in campi per i rifugiati. Il campo di Adagom, gestito dall'Unhcr, è stato costruito a metà agosto 2018. A dicembre, c’erano già più di 6.400 persone.  Lydia, 40 anni, è tra questi. Ha perso il fratello e due sorelle mentre fuggivano dal Camerun. Ora vive in una tenda con il marito malato e i loro sei figli.  “Sono stata male per molto tempo, avevo forti dolori addominali. Quando sono arrivata ad Adagom, ho sentito che Msf forniva assistenza sanitaria gratuita. Senza il loro aiuto probabilmente sarei morta, ma ora mi sento meglio e sono di nuovo con la mia famiglia”.

Nonostante la straordinaria accoglienza della comunità locali in Nigeria, il sogno di molti camerunesi è far ritorno in patria anche se non sarà facile. “Mi piacerebbe tornare nel mio Paese quando le cose andranno meglio – conclude Fidelis – ma so già che ho perso tutto. Avrò bisogno di aiuto per ricostruire la mia vita”.