"L'asfalto sulla pelle"è stato pubblicato dalla Edizioni Monte Bove.
in foto: "L’asfalto sulla pelle"è stato pubblicato dalla Edizioni Monte Bove.

Esiste una storia che nessuno conosce, ma che in moltissimi hanno vissuto. È quella dei tanti giovani cresciuti negli anni Novanta che hanno ingrossato le fila di quella che qualcuno ha definito “una generazione senza futuro”. È una storia che puzza di strada, che ha il gusto acido della ribellione e il suono distorto e frenetico del Punk. Difficile scegliere di raccontarla, ma qualcuno l’ha fatto: in un libro intitolato "L’Asfalto sulla pelle. Storie dal sottosuolo", appena pubblicato dalla Edizioni Monte Bove.

L’autore di questa storia si firma con il soprannome conquistato proprio in quegli anni grazie alla sua passione per la cultura dei nativi americani, molto lontana dalla periferia napoletana da cui proviene. Gennaro Shamano, “classe ’77 o ’78, non se lo ricorda”, racconta se stesso in questo libro: ma il racconto personale è solo la scusa per parlare di qualcosa che in quegli anni si agitava nelle strade, nelle menti e nei cuori dei suoi coetanei.

L’asfalto sulla pelle. Storie dal sottosuolo” è stato pubblicato nell'aprile 2019 dalla Edizioni Monte Bove, primo numero della nuova Collana Bianca. Questa piccola casa editrice, con sede a Spoleto, nasce da un’idea molto particolare e da un’intenzione ben precisa: quella di permettere che la divulgazione culturale proceda in maniera totalmente libera. Nessun vincolo di proprietà intellettuale per le opere pubblicate da questa esperienza di auto-produzione editoriale collettiva, e nessun copyright.

L’asfalto sulla pelle: nella storia degli anni Novanta

Pur trattandosi di una storia personale, narrata in prima persona scavando nel bagaglio di ricordi, vissuti e, a tratti, incubi, propri del passato dell’autore, essa è allo stesso tempo storia di molti altri. Il racconto inizia nel 2011 (di “venerdì 25 novembre, alle ore 16:30”), andando rapidamente e disordinatamente a ritroso fino al 1992 per poi tornare di nuovo avanti, progredendo nell'ordine romanzato degli eventi fino al primo decennio del Duemila. Vent'anni di strada, di musica, di ribellione, di droga e di politica.

L’autore definisce la sua opera come un libro non “di storia”, ma “nella storia”. Vent'anni di personaggi a tratti stravaganti, pieni di vita, malinconici, e soprattutto autentici nel modo più duro che questo termine può assumere; alcuni dei quali nati nella periferia di Napoli, e molti altri incontrati sulla strada per Amsterdam e Londra, quando andare via da quella città sembrava la sola possibilità di distruggere i mille muri che pian piano, crescendo, si stringono attorno. I capitoli, otto in tutto, raccontano i conflitti familiari, le prime ragazzate, l’incontro con la musica punk e i primi rave; la ribellione indomabile a tutto ciò che vestiva abiti borghesi; gli acidi, e infine l’eroina.

La musica costituisce una parte fondamentale della narrazione, come una colonna sonora immancabile di questa storia in cui la vera protagonista è, però, la strada. Un elemento molto caro allo Shamano, identificativo di quella “tribù” di giovani che aveva deciso di “afferrare la vita per i capelli” e di trasformare l’asfalto in una seconda pelle, che all'occorrenza poteva trasformarsi in una corazza difensiva dall'alienante mondo esterno.

Ma nell'asfalto che permette questo viaggio ad un certo punto si aprono delle crepe che in alcuni casi danno vita a vere e proprie voragini pronte a risucchiare molti dei protagonisti del libro. Quella forse più profonda è quella della droga, che ad un certo punto del libro, e delle storie, diventa l’unico strumento autodistruttivo e nichilista per affrontare l’ormai inevitabile “normalità” della vita.

I giovani dei Novanta, quelli “senza futuro”

Mentre osservo quei giovani ribelli con tenera attenzione, le loro sagome si deformano gradualmente fino a deformarsi del tutto. Vorrei fare qualcosa per impedire lo scempio ma ho le mani legate, nulla può la mia volontà. I loro volti, ormai, sono segnati dal tempo, sono diventati adulti…siamo cresciuti.

Qualcuno definì questi ragazzi “giovani senza futuro”: ebbene, il loro futuro è il nostro presente, e alcuni di loro a quanto pare sono ancora qui. Alcuni hanno addirittura scelto di raccontare ciò che è stato, di getto, senza troppa retorica né artifici stilistici: racconti ancora difficili da fare, e da leggere, perché in fondo vent'anni non sono niente, anche se per qualcuno sono stati una vita, per smorzare quei sentimenti che questo libro tenta di riportare a galla senza nostalgia, senza giustificazioni né compianti né scuse. Solo attraverso quello che successe.