La Russia ha approvato la “legge anti-blasfemia”, firmata dal presidente Putin e in vigore dal primo luglio. Secondo questa legge “gli atti pubblici di manifesta mancanza di rispetto per la società e che sono volti a offendere i sentimenti religiosi dei fedeli” saranno puniti con multe molto alte, fino ai 7 mila euro, oppure con un anno di lavoro socialmente utile o di detenzione. Tuttavia, se l’atto di blasfemia viene commesso in un luogo religioso le sanzioni salgono, 11.660 euro, fino a tre anni di lavoro socialmente utile in alternativa a tre anni di detenzione. Inoltre nella norma si parla anche degli “atti deliberati di vandalismo” contro gli oggetti religiosi, la letteratura religiosa e i simboli sacri. Per i funzionari pubblici che si macchiano di questo crimine le multe e le pene saranno superiori a quelle imposte ai normali cittadini. Anche l’intralcio ad attività religiose viene punito in maniera più severa, con una multa che tocca i 7 mila euro.

La norma è stata appoggiata dal Patriarca di Mosca dopo il caso delle Pussy Riot. L’arciprete Vsevolod Chaplin ritiene le pene ancora “troppo miti”. Secondo la sua opinione, infatti, tre anni di carcere sarebbero troppo pochi. Fonti anonime nel Patriarcato di Mosca avrebbero precedentemente affermato ad AsiaNews “Si tende purtroppo a reprimere piuttosto che a educare la società”. Gli attivisti per i diritti umani si sono dichiarati contrari alla legge, temendo che possa essere utilizzata per limitare la libertà d’espressione dei cittadini. Il direttore del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International, John Dalhuisen, ha espresso tutta la sua preoccupazione per la libertà di espressione in Russia. Tuttavia, secondo un sondaggio dell'Istituto statale Vtsiom, l'82% dei russi sarebbero favorevoli alla legge anti-blasfemia.