Per Maurizio Martina l’idea di ridurre le ore di lavoro mensili non è una novità. Ne aveva già parlato durante la sua campagna per le primarie del Pd. E ora torna a lanciare questa proposta in un post su Facebook, prendendo spunto anche dalle parole del presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, che proprio negli scorsi giorni aveva avanzato un’idea non molto distante da questa. Martina spiega di essere “a favore di un confronto serio sulle possibili vie per sperimentare una riduzione dell’orario di lavoro. Non mi faccio affascinare in modo semplicistico dall’ultima intervista di giornata, ma vorrei si riflettesse sul tema provando a ragionare nel merito. Noi ci abbiamo provato anche recentemente nella nostra mozione ‘Fianco a fianco’ per il congresso Pd”.

La proposta di Martina sembra ancora essere ad uno stato embrionale, ma potrebbe affiancarsi a quella sul salario minimo di cui si discute da qualche settimana e che anche il Pd sostiene con un suo disegno di legge. L’ex ministro dell’Agricoltura ricorda ancora nel suo post che “oggi in Italia chi lavora lo fa per molte ore in più che nella media dei paesi europei. Un lavoratore italiano lavora circa venti ore al mese in più di un collega tedesco. La ragione: da noi gli straordinari non solo sono previsti, ma anche incentivati attraverso forme di detassazione (con un’imposta sostitutiva del 10 percento). In Germania gli straordinari sono fortemente disincentivati: non possono essere superate le 8 ore di lavoro al giorno; in alcuni casi eccezionali si può arrivare alle 10 ore ma solo se in un arco di sei mesi le ore lavorate medie rimangono sempre 8”.

Secondo Martina la soluzione potrebbe essere quella di “introdurre per legge un tetto di ore al mese sul modello tedesco, così da favorire nuova occupazione e un maggiore equilibrio tra tempi di vita e tempi di lavoro”. L’ex candidato alla segreteria del Pd ritorna allora sulla proposta rilanciata da Piergiorgio Alleva in queste ore: “Utilizzare al meglio il ‘contratto di solidarietà espansiva’ già previsto dalla legge, mettendo in questo caso potenzialmente in gioco in modo virtuoso risorse pubbliche per compensare il taglio dei stipendi e assegnando proprio alla contrattazione tra le parti un ruolo decisivo”.