Malavita messicana

A quanto ammontano i profitti della vendita di marijuana e cosa succederebbe alle casse dei narcos se il suo uso venisse consentito? Secondo un recente studio del senato messicano, gli Stati Uniti continuano ad essere il principale mercato – quasi la metà della produzione viene “fumata” dal vicino del nord – ed i guadagni che i cartelli ricavano dalla cannabis sfiorano i 2 miliardi di dollari. Tuttavia, la progressiva legalizzazione della marijuana negli Usa (23 Stati consentono l’uso medico e altri quattro, più la capitale Washington, ne permettono il consumo a fini ricreativi) sta provocando una minore domanda dell’erba messicana considerata di peggiore qualità.

La produzione di cannabis negli USA avviene di solito in serre che impiegano alta tecnologia; le piante possiedono quindi una percentuale di THC – il principio attivo della marijuana – molto superiore rispetto a quella prodotta dalla canapa in Messico. "Non sono affatto sorpreso che i consumatori scelgano di acquistare in modo legale piuttosto che al mercato nero dove il prodotto non è testato e può essere adulterato”, ha dichiarato Tom Angell, presidente della Marijuana Majority, una lobby antiproibizionista americana.

Le cifre legate al business della cannabis negli Stati Uniti sono impressionanti. Un rapporto dell’istituto ArcView Market prevede che il mercato della cannabis legale negli Usa crescerà quest’anno del 25% raggiungendo un fatturato di 6,7 miliardi di dollari. La stima per il 2020 parla addirittura di un giro d'affari che potrebbe arrivare a 22 miliardi. La conferma che la crescita del settore della marijuana legale negli Stati Uniti stia mettendo in difficoltà i cartelli della droga in Messico è data anche dal minor quantità di sequestri di cannabis al confine, la più bassa degli ultimi 10 anni.

Come conseguenza della legalizzazione negli Stati Uniti il prezzo che i piccoli produttori ricevono per un chilo di marijuana a Badiraguato – piccolo comune dello Stato di Sinaloa – è sceso negli ultimi quattro anni da 100 a 30 dollari. Vista la caduta dei prezzi, il rischio concreto è che adesso i contadini della Sierra Madre Occidental (la catena montuosa della costa occidentale) cambino la coltivazione di cannabis per quella di oppio da cui si ricava l’eroina. Ciò nonostante – sostengono i legislatori messicani – la legalizzazione di questa droga leggera ridurrebbe “tra il 15% e il 26% i profitti dei trafficanti di droga”.

Intanto prosegue la guerra dell'esercito messicano contro le piantagioni a Sinaloa. Sono nei primi mesi del 2016 i militari hanno distrutto più di 50 coltivazioni di marijuana sequestrando 8 tonnellate di erba.

Il dibattito politico sulla cannabis in Messico è comunque molto intenso soprattutto dopo che la Corte Costituzionale il 4 novembre 2015 ha aperto la porta alla legalizzazione della marijuana per fini ricreativi e senza scopo di lucro. Il consumo di questo stupefacente resta comunque vietato dalla una legge sulla salute pubblica che consente solo il possesso di cinque grammi. La decisione della suprema corte è arrivata dopo una lunga battaglia portata avanti dalla Società Messicana di Autoconsumo Responsabile e Tollerante (SMART). La storica decisione è un passo importante in un Paese che per anni ha combattuto il narcotraffico a ferro e fuoco. Il bilancio della guerra alla droga in Messico è drammatico: oltre 70mila morti e più di 25mila persone scomparse. Consapevoli di questi numeri, i membri della SMART non hanno cessato di ricordare che la legalizzazione della marijuana rappresenterebbe un duro colpo per le finanze dei narcos ed una diminuzione dei reati legati allo spaccio di droga. Roel Santiago, il direttore di Semaforo Criminale (un’associazione no profit che mantiene aggiornato il conto dei reati compiuti in Messico) assicura che la violenza potrebbe essere ridotta del 90% nel caso in cui questa sostanza fosse tolta dalle mani dei criminali. E anche per il senato messicano "la legalizzazione della marijuana è l’unica strada certa verso la riduzione dei profitti illegali del traffico e del conseguente potere, violento e criminale, dei cartelli della droga".

Negli Stati Uniti, dopo le dichiarazioni di Barack Obama nelle quali ammetteva di aver fumato da giovane uno spinello, i sondaggi dimostrano che la maggioranza degli americani sono favorevoli all'uso legale della marijuana e anche i legislatori sono sempre più consapevoli della necessità di abolire le politiche proibizioniste in vigore. Dai 5 fino ai 10 Stati potrebbe aggiungersi quest'anno a quelli che già prevedono l'impiego medico e ricreativo della cannabis.

I narcos sono avvisati: il business della maria potrebbe finire presto.