Maria Grazia Canuto nel quarto video di "Bloody Money".
in foto: Maria Grazia Canuto nel quarto video di "Bloody Money".

"Una montatura incredibile, io ho accettato e portato avanti l'iniziativa perché volevo vedere fino a che punto intendeva arrivare quell'uomo per poi denunciare tutto". È questo il commento di Maria Grazia Canuto sul quarto video dell'inchiesta sui rifiuti "Bloody Money" di Fanpage.it, in cui lei stessa compare come intermediaria tra Nunzio Perrella, ex boss della camorra, e una cordata di imprenditori del Nordest con l'obiettivo di concludere un affare riguardante un grosso progetto industriale a Marghera. La bioarchitetta ha risposto alle domande del quotidiano "La Nuova Venezia" sul suo coinvolgimento nella vicenda. "Ero già pronta, avevo già allertato i miei legali – ha continuato colei che è stata ribattezzata "la Dama di Mezzo" -. Adesso dovranno occuparsi di denunciare per diffamazione chi mi ha gravemente danneggiato con questo filmato".

La Canuto, 56 anni e originaria di Casale sul Sile, con un passato anche in politica, quando nel 2013 è stata candidata al consiglio comunale di Treviso a sostegno di Beppe Mauro, chiede per portare a termine l'operazione, d'accordo con l'infiltrato del giornale diretto da Francesco Piccinini, 2,8 milioni di euro che le vengono consegnati in un trolley, in cui in realtà ci sono dei pacchi di pasta (paccheri). "Sapevo che non ci sarebbero stati i soldi – ha sottolineato la Dama di Mezzo -, le pare che la mala gira con due milioni in mano. Era tutta una bufala e l'avevo capito. Mi hanno voluto tendere una trappola approfittando di una telecamera nascosta che raccontava solo una storia, non tutta la verità".

L'inganno sarebbe da ricercarsi nel momento stesso in cui ha conosciuto Perrella. "Ci siamo visti a Ponzano – ha ricordato la Canuto -, al punto di Riciclo, me lo hanno presentato i titolari che sono persone perbene. All'inizio mi sono fidata, poi ho capito che c'era qualcosa di losco, e se ho continuato a incontrarlo è perché dopo anni di esperienza nella terra dei fuochi ho capito che per battere certe gente bisogna dargli corda a parole". Insomma, la donna nega qualsiasi tipo di coinvolgimento attivo nella vicenda testimoniata dalle telecamere di Fanpage.it, concludendo: "Mi occupavo dell'area di Marghera perché sono un'esperta in materia di bonifiche in situ, che era quella che si andava a fare lì. Ma ho lavorato anche al Sud per gestire lìemergeza rifiuti".