La Cancellieri torna a parlare di terrorismo, di esercito e della Tav
Nei giorni successivi alle dichiarazioni del ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri sul rischio terrorismo in Italia e della necessità di rafforzare la sorveglianza nei luoghi cosiddetti sensibili, da Pavia il ministro è tornato a parlare delle conseguenze dell’attentato di Genova ai danni di Roberto Adinolfi precisando le intenzioni del Governo sulla questione sicurezza. In particolare, per la Cancellieri l’impiego dei militari per soffocare sul nascere la nuova paura del terrorismo non comporterà un incremento delle forze piuttosto ci sarà una razionalizzazione delle stesse: “Bisognerà lavorare più di intelligence che con le scorte”, ha fatto sapere la Cancellieri senza fornire particolari dettagli sul piano antiterrorismo ma ricordando che le prefetture sono già al lavoro per fare uno screening ed individuare così gli obiettivi sensibili. Un accenno anche all’attendibilità della pista anarchica relativa all’agguato al dirigente di Ansaldo Nucleare: “Sono gli inquirenti – ha ricordato la Cancellieri – ad averne riconosciuto l’attendibilità”.
Poi la Cancellieri ha parlato della Tav – “La Tav è la madre di tutte le preoccupazioni”, ha usato queste parole il ministro, interrogata dai giornalisti da Alessandria, per sottolineare come le questioni legate alla linea ad alta velocità potrebbero essere state il fattore scatenante degli atti terroristici avvenuti negli ultimi giorni. “Lavoreremo anche per il Piemonte”, così la Cancellieri continuando a sostenere che il Governo ha le idee chiarissime sulla questione e che tutto sarà deciso nel Comitato Nazionale di giovedì. Inutile, adesso, dare dunque delle anticipazioni “che non solo non sarebbero serie ma nemmeno supportate dall’analisi che stiamo facendo sul territorio”.
Parla di terrorismo anche Antonio Manganelli – Anche il capo della Polizia, Antonio Manganelli, mentre si trovava a Caltanissetta per partecipare ad un incontro sulla legalità dei bambini, ha fatto un accenno al terrorismo dicendo che, dal suo punto di vista, “è finito con le Brigate Rosse” e che i fatti degli ultimi tempi sono “un rigurgito che avevamo ampiamente previsto”. Necessario dunque saper gestire le tensioni sociali ma “il problema della piazza non ha nulla a che fare con il terrorismo”.