Un padre quasi più senza lacrime mentre stringe al suo petto i corpi ormai senza vita dei due gemellini di appena 9 mesi abbracciandoli per l'ultima volta prima di seppellirli. È una delle strazianti immagini che arrivano dalla città siriana di Khan Sheikhoun scattata all'indomani del terribile attacco con armi chimiche che ha fatto oltre settanta morti tra i civili, tra cui molti bambini. Negli scatti si vede il 29enne Abdul-Hamid Alyousef accompagnato verso il luogo di sepoltura mentre culla i piccoli avvolti in teli bianchi per l'ultima volta.

"Ero accanto a loro e li ho portato fuori di casa con la madre quando sono iniziati i bombardamenti. Erano svegli e vigili ma 10 minuti più tardi abbiamo iniziato a sentire un forte odore e loro non sono più riusciti a respirare" ha raccontato l'uomo che non riesce a darsi pace. Nel terribile attacco nel nord della Siria il 29enne non ha perso solo i due figlioletti ma anche la moglie Dalal e altri sedici membri della sua famiglia. Al momento del bombardamento l'uomo, che gestiva un negozio nella città siriana, infatti era sceso con la moglie e i figli in uno scantinato per rifugiarsi dalle bombe insieme a fratelli e nipoti ma proprio lì hanno iniziato ad accusare i primi sintomi asfissianti dovuti ai gas usati nel raid. Dopo aver soccorso moglie e figli  portandoli in ospedale, l'uomo era tornato sul posto ma ha trovato gli atri parenti già cadaveri così è ritornato al centro medico scoprendo però che anche moglie e figli erano deceduti. "Non ho potuto salvare nessuno, sono tutti morti" hanno urlati disperato il 29enne .

Il 13enne che ha perso tutta la famiglia di 19 persone

Una storia purtroppo comune a tante altre famiglie siriane sorprese dai gas nei rifugi e completamente annientate. Così è stato anche per la famiglia di Mazin Yusif, un ragazzino di soli 13 anni che dopo l'attacco si è risvegliato in un letto d'ospedale ricevendo la notizia che l'intera sua famiglia composta da 19 persone, tra nonni cugini e fratelli, era stata annientata. "Gli attacchi chimici non lasciano segni", ha sottolineato il dottor Mamoun Najem, un medico locale che ha accolto e curato numerose vittime dell'attacco chimico, concludendo: "È un killer silenzioso che si fa strada nel corpo in modo lento".