amianto

"Una Eternit nascosta e dimenticata". E' l'ex Isochimica di Avellino, in Campania, stabilimento nel quale negli anni Ottanta si scoibentavano e ricoibendavano le carrozze ferroviarie provenienti dalle officine delle Ferrovie dello Stato. E questo vuol dire amianto. Ieri è iniziato il processo d'appello Eternit, ma non è l'unico orrore italiano legato all'amianto. Di "morte bianca" è deceduto nei giorni scorsi Luigi Maiello, ad Avellino: per asbestosi, terribile malattia amianto correlata.

Il dramma è che "non è il primo caso di decesso per malattie asbesto correlate che aveva lavorato nella Isochimica di Avellino – spiega a Fanpage l'avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto –  C'è stato persino il suicidio di un lavoratore che aveva scoperto di essere malato lasciando una moglie e due figli ancora in tenera età".

Una mattanza sottovalutata, che ha fatto ammalare più di 140 persone. E il timore è che il peggio stia per arrivare. Le responsabilità non sono ancora emerse dal punto di vista giudiziario , ma l'Ona non ha dubbi: "Le responsabilità sono dello stato e dell'ente Ferrovie, allora statale, che ha determinato la scoibentazione senza protezioni per questi lavoratori, addirittura con lo smaltimento dell'amianto all'interno della struttura, dove era stata scavata una grande buca all'interno della quale è stato depositato l'amianto. E sopra è stato costruito un ulteriore pezzo dello stabilimento".

Tutto alla luce del sole o quasi, sostiene Bonanni, che appare preoccupato dal fatto che le indagini siano iniziate solo "un paio di anni fa" e  rivolge un appello all'autorità giudiziaria: "Fate presto". Anche per la bonifica, questione mai risolta e quanto mai pericolosa. La preoccupazione è che le oltre 100 asbestosi segnalate all'associazione, malattie già invalidanti e mortali, "possano tramutarsi in molti altri tumori".