Esecuzioni e amputazioni in pubblico; donne flagellate anche solo per il mancato il codice d’abbigliamento; bambini di appena 10 anni sono stati reclutati dai miliziani dai jihadisti dell’Isis. Sono alcuni dei passaggi del rapporto tracciato dalla Commissione d’inchiesta dell’Onu su quanto accade in Siria (ma non solo). Il documento è stato reso noto a Ginevra dalla Commissione di esperti guidata dal professore brasiliano Paulo Pinheiro copre il periodo tra il 20 gennaio ed 15 luglio 2014. Non solo i terroristi dello Stato Islamico, ma anche le forze governative siriane si sarebbero macchiate di violazioni che "equivalgono a crimini contro l'umanità", sostiene la Commissione. L'Isis, da parte sua, rappresenta "un chiaro pericolo per i civili e in particolare per le minoranze sotto il suo controllo" in Siria e Iraq.

Esecuzioni, flagellazioni e amputazioni in piazza

Secondo le Nazioni Uniti, dunque, i jihadisti che hanno decapitato James Foley obbligano i civili, compresi i bambini, ad assistere a macabri rituali nelle zone sotto il proprio controllo. Nello specifico si parla di esecuzioni che avvengono "tramite decapitazione o con un colpo di arma da fuoco alla testa". "Le uccisioni negli spazi pubblici – prosegue il rapporto – sono diventate uno spettacolo abituale il venerdì a Raqqa e nelle aree controllate dall'Is nella provincia di Aleppo. I corpi delle vittime – precisa l'Onu – vengono tenuti in mostra per diversi giorni così da terrorizzare la popolazione". La Commissione d'inchiesta sui diritti umani, in particolare, fa riferimento ad uno "spettacolo comune" a Raqqa, città roccaforte degli jihadisti. Esecuzioni, ma anche amputazioni e flagellazioni che avvengono in piazza ogni venerdì. L'Onu avrebbe poi raccolto prove sui reclutamento di bambini di appena dieci anni, sia in Siria che in Iraq, da trasformare in miliziani o kamikaze. Non è un caso se qualche giorno fa uno jihadista ha  pubblicato un video di un bimbo che imita la terribile uccisione del reporter USA.

L'esercito siriano nel mirino dell'ONU

E ancora, secondo il rapporto, compilato sulla base di 480 interviste ed elementi di prova raccolti indirettamente, l'esercito siriano continua a uccidere ogni settimana centinaia di uomini, donne e bambini con il "lancio indiscriminato di missili e ‘barrel bombs' (ordigni imballati in fusti, ndr) in zone civili". Le vittime "hanno sofferto di sintomi compatibili con l'esposizione ad agenti chimici, come vomito, irritazione agli occhi e sulla pelle, soffocamento e difficoltà respiratorie”.

"Embargo sulle armi in Siria"

Per questi motivi la commissione Onu chiede alla comunità internazionale un embargo sulle armi in Siria, sia quelle trasferite all’esercito governativo, sia ai ribelli, perché “sono utilizzate nella perpetrazione di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e violazioni dei diritti umani”. “Alcuni Stati – denuncia il rapporto senza identificarli – continuano a fornire armi, artiglieria e aerei o assistenza logistica e strategica al governo siriano. Altri Stati, organizzazioni o individui sostengono i gruppi armati ribelli con armi e sostegno finanziario”.