
"Il mio cane è aggressivo". "Il mio cane si dispera quando ci separiamo". "Il mio cane fa i dispetti". Al di là dei luoghi comuni, c'è un dato di fatto: i cani sono esseri senzienti dotati di cognizioni ed emozioni e possono avere dei problemi comportamentali che spesso sono sottovalutati e non conosciuti. Molte persone affrontano situazioni di vario tipo che mettono sotto scacco la relazione con il compagno canino, ma pochi si rendono conto di qual è il confine tra l'espressione di un disagio e la patologia. Per capire quali sono i disturbi comportamentali che "il miglior amico dell'uomo" può manifestare, quali le ragioni e cosa fare abbiamo intervistato Alessia Gargani, veterinaria esperta in comportamento e presidente dell'associazione VIVA(“Veterinari Italiani contro la Violenza sugli Animali”).
Cosa si intende esattamente per disturbi comportamentali nei cani?
Spesso si fa confusione tra problemi comportamentali e disturbi comportamentali. Un problema comportamentale non necessariamente causa disagio o sofferenza all’animale ma può causare difficoltà di gestione e nel quotidiano alla famiglia.
Ad esempio: un cane che fa delle marcature urinarie in casa, magari sulla tenda della porta finestra mentre vede passare il cane "nemico", oppure in un negozio abitualmente frequentato da altri cani, sta utilizzando un preciso canale di comunicazione, in maniera consapevole e deliberata e molto probabilmente quel messaggio arriverà a destinazione: si tratta di un comportamento funzionale e viene messo in atto con una finalità e porta a un determinato risultato. Ovviamente non è piacevole né tollerabile per i famigliari, ma ha un suo perché.
Il disturbo, invece, implica sofferenza e compromissione della vita quotidiana (disfunzione clinicamente significativa e persistente). È indice di disorganizzazione dei sistemi affettivi, cognitivi, sociali e relazionali e i comportamenti che osserviamo non sono funzionali a far stare meglio il cane, sono maladattivi. Nel disturbo osserviamo reazioni intense, perduranti per stimoli anche di lieve entità e/o molto lontani , con una grande difficoltà e tempi lunghi per tornare a una situazione di calma.
Quali sono i disturbi comportamentali più comuni che osserva nella sua pratica?
Non saprei quantificare esattamente la proporzione dei motivi delle chiamate anche perché una volta fatta la visita e inquadrato bene il caso gli aspetti problematici sono spesso multipli. I nostri pazienti hanno quasi tutti una difficoltà di regolazione emozionale: sono molto sensibili a tanti stimoli e vivono intensamente le loro emozioni, per cui fanno spesso fatica ad adattarsi al loro ambiente di vita e magari utilizzano una strategia aggressiva per auto proteggersi a crearsi una presunta zona sicura attorno. Hanno più bisogno di altri di avere le figure famigliari sempre vicine perché si sentono fragili e vulnerabili, non in grado di affrontare da soli un mondo troppo difficile. Per cui magari veniamo chiamati perché il cane non vuole stare in casa da solo e i vicini minacciano la denuncia, ma è solo la punta dell’iceberg di un problema di ben più ampia portata.
Comunque direi che il numero di chiamate maggiore riguarda le aggressioni e i problemi da separazione, probabilmente anche per la comprensibile preoccupazione di danni o fastidi che il cane può causare alle altre persone.
L’aggressività è infatti spesso citata dalle persone di riferimento. Quali forme può assumere e quali sono le cause principali?
Le aggressioni, già avvenute o potenziali, sono sicuramente il problema più sentito e preoccupante, anche per la risonanza mediatica che hanno e la fase attuale in cui si sta legiferando in merito. Il fatto che il cane esibisca un comportamento aggressivo è di fatto considerato un tabù, una cosa inammissibile da parte di una creatura vista come subalterna, che dovrebbe essere talmente devota, riconoscente e leale all’uomo da non permettersi di esprimere neppure un’opinione o fare delle scelte, figuriamoci se si può tollerare una minaccia o un’aggressione!
Il problema è questo: le minacce vengono considerate un insulto, non una forma di comunicazione funzionale a esprimere un disagio, una difficoltà, un disaccordo. Ai primi segnali la famiglia si allarma e in genere cerca qualcuno che possa reprimere all’istante questi comportamenti, spesso con la forza e la coercizione, per ripristinare un presunto, sano, equilibrio. Noi, in genere, entriamo in gioco nella fase successiva, quando la relazione è oramai gravemente compromessa perché il cane ha paura e vive con ansia il rapporto con i suoi famigliari che non hanno saputo o voluto ascoltare e accogliere le iniziali difficoltà. Raramente abbiamo la possibilità di prendere in carico la situazione quando i comportamenti aggressivi sono moderati e modulati, noi arriviamo dopo la morsicatura e a volte l’uccisione della persona o di un altro animale. Sarebbe importante poter intervenire molto prima.
Anche l’ansia da separazione è tra i disturbi più frequenti. Da cosa dipende in media secondo lei?
Effettivamente anche i problemi da separazione sono molto diffusi. Non si parla più di “ansia da separazione” ma di “disturbi da separazione”. Questo perché non sempre è uno stato ansioso a causare i vocalizzi, le distruzioni o i tentativi di fuga. Possono esserci tanti motivi e tante emozioni diverse alla base di questi problemi ed è importante individuarle tutte e bene per poter aiutare il cane a vivere meglio la solitudine. Può trattarsi di semplice noia dovuta a una scarsa stimolazione fisica e mentale, soprattutto in soggetti particolarmente energici e vivaci, che magari stanno da soli per un numero di ore oggettivamente eccessivo. Può trattarsi della frustrazione derivante dalla convinzione che “non è affatto giusto che io rimanga in casa e voi andate a spassarvela…”.
In altri casi il cane può avere paura di alcuni rumori e pensare che quando i famigliari non ci sono succedono le cose brutte. In altri casi, più gravi, effettivamente in cane fa esperienza di un’intensa sofferenza legata alla separazione, vivendo una condizione emotiva simile a un lutto ogni volta che rimane da solo.
Quali sono le cause principali che portano a questi disturbi?
I fattori causali dei disturbi comportamentali sono multipli: quasi sempre un insieme di genetica, epigenetica, figura materna e accudimento parentale in fase precoce, provenienza, socializzazione, esperienze e memoria, ambiente e gestione.
Ogni caso deve essere analizzato cercando di capire bene quali e quanti fattori causali abbiano determinato la situazione attuale, ma non sempre, ovviamente, questo è possibile. Sarebbe importante conoscere il cane che si decide di adottare e la sua storia, il piccolo o grande bagaglio di esperienze e vissuto che si porta appresso quando entra nella nostra vita. Sarebbe importante raccogliere più informazioni possibili, anche relative ai genitori, ai fratelli, ai primi mesi della sua esistenza, agli episodi che per lui/lei sono stati significativi. Spesso, invece, le adozioni vengono fatte in maniera frettolosa e superficiale, cliccando un pulsante e ricevendo “la consegna” sulla piazzola di un’autostrada, e se le associazioni o i rifugi richiedono un percorso conoscitivo, oppure degli adottanti prossimi alla zona in cui il cane si trova, le persone sbuffano perché hanno fretta e pensano al complotto dei "cattivoni" che non vogliono dar loro il cane per tenerselo e guadagnarci.
Inoltre, spesso le famiglie sono totalmente inconsapevoli dei reali bisogni che il cane ha, del costo in termini non solo economici, ma anche di tempo e di energie fisiche e mentali. Raramente vedo nella mia pratica cani le cui necessità sono soddisfatte e questo non può che portare a problemi o disturbi.
Ancora, spesso vengono adottati cani di razze con caratteristiche fisiche e comportamentali non compatibili con quelle degli adottanti. Ad esempio un anziano che adotta un cucciolo di cane da lavoro non può non portare a una situazione infelice per tutti. Credo che anche gli allevatori, in questo senso abbiano una grande responsabilità. Tutti dovrebbero avere la capacità e l’onestà di affidare i loro cuccioli a chi è veramente in grado di capirli e gestirli.
Quando una persona nota un comportamento problematico nel cane, qual è il percorso consigliato per intervenire?
Mi rendo conto che per una famiglia che nota aspetti problematici nel proprio cane è molto difficile sapere chi chiamare. Esistono troppe figure che operano nel settore e non si capisce bene chi fa cosa. La cosa migliore sarebbe parlarne con il proprio veterinario curante, perché spesso dietro a un problema o a un disturbo comportamentale c’è un malessere fisico non riconosciuto.
Comunque, anche se la famiglia si rivolge a un educatore qualificato e certificato, costui, proprio perché adeguatamente formato, è in grado di capire se il caso è di sua competenza oppure se deve essere preso in carico da una figura diversa, come il veterinario esperto in comportamento. Esiste una rete di professionisti che funziona, fatta di veterinari curanti, veterinari esperti in comportamento, educatori, esperti cinofili in area comportamentale che sanno esattamente come muoversi e dove indirizzare la famiglia. Ovviamente bisogna essere nel circuito virtuoso di chi è formato e non s’improvvisa.
Ci sono errori comuni che le persone commettono nella gestione dei disturbi comportamentali e come evitarli?
Gli errori più comuni nascono proprio dall’ascoltare i consigli di chi non li sa dare perché non ha titoli e conoscenze per poterlo fare. Purtroppo quando si tratta di animali tutti dicono la loro, e i social media in questo senso non aiutano perché danno voce a chiunque.
Ancora in troppi declamano verità che non lo sono e trasmettono luoghi comuni figli di una falsa cultura ad esempio come la solita storia delle "gerarchie" e del "capobranco per cani ribelli", i cani “tosti” che si educano a suon di strangolate, il pensare che "la castrazione calma" o ancora che i cani terrorizzati vanno ignorati perché altrimenti "si rinforza" ma non si capisce bene cosa. E chi più ne ho più ne metta.
La cultura e la conoscenza, acquisita nelle sedi opportune e possibilmente prima di adottare un cane è la migliore strategia per prevenire i problemi comportamentali e vivere una relazione sana e felice con il proprio amico.