Il capo di stato più povero del mondo non smette di far parlare di sé. Stavolta Josè "Pepe" Mujica – presidente dell'Uruguay – ha raccontato al quotidiano El Observador che nel marzo del 2015, al termine del suo mandato presidenziale, intende adottare 30 o 40 bambini poveri ed ospitarli nella fattoria dove abita, a Rincon del Cerro, non lontano da Montevideo. Mujica ha rinunciato a vivere nella lussuosa residenza presidenziale ed ha scelto di rimanere nella sua casa di contadino, dove tuttora gestisce un appezzamento di terra di 26 ettari insieme alla moglie Lucia Topolansky. La coppia non ha mai avuto figli e già nel 2006, quando Pepe era ministro "de Ganadería, Agricultura y Pesca", tentò di aprire una scuola "dei mestieri rurali" direttamente sul suo terreno, senza però riuscire nel suo intento. Pochi mesi fa avrebbe appreso dal presidente di un orfanotrofio che ci sono decine di ragazzini di età diverse che nessuno vuole adottare. perché malati di Hiv, disabili o semplicemente troppo grandi e poco "appetibili" per le coppie in cerca di figli. Da qui è nata l'idea di farsene carico, ma solo al termine del suo mandato, che scadrà nel 2015.

Josè Mujica è balzato all'onore delle cronache anche qualche giorno fa, quando ha vinto in Parlamento la sua "battaglia" a favore della legalizzazione della coltivazione e vendita della marijuana. Il presidente ha affermato che quello sarebbe stato il modo più efficace per combattere il traffico illegale della droga leggera. Con la nuova legge il prezzo dell'erba sarà fissato a un dollaro al grammo, con l'obiettivo di contrastare il mercato illegale che la vende a 1,40 dollari. Il tutto sarà regolato da un ente pubblico appositamente costituito, che gestirà una banca dati di cittadini adulti iscritti al consumo di marijuana. “Questo è un tentativo di porre fine al commercio illegale di droga, facendo emergere il mercato, portandolo alla luce del giorno”, ha detto il presidente Mujica in un comunicato. Pepe ha anche spiegato che la legge non promuove il consumo di droga, bensì si limita a identificare il consumatore in modo che le autorità possano “intervenire se esagera”.