Movimento 5 Stelle contro Mdp e Sinistra Italiana. Terreno di scontro questa volta è il cosiddetto Jobs Act, la riforma del lavoro varata nel 2014 e voluta dall'allora governo Renzi. Secondo il Movimento 5 Stelle, il movimento fondato dagli scissionisti usciti dal Pd lo scorso febbraio non avrebbe affatto a cuore i diritti dei lavoratori, ma anzi sfrutterebbero l'argomento solamente per fare propaganda. "Alla Camera, in Commissione Lavoro, si sta svolgendo l’esame di due proposte di legge abbinate: quella di Articolo 1 – Mdp e quella di Sinistra Italiana. Una sorta di grande copia-incolla della disposizione contenuta nella proposta di legge presentata dalla Cgil qualche mese fa. In pratica si propone di introdurre la sanzione della reintegrazione anche per le aziende con meno di 15 dipendenti. Sembra bellissimo e invece no", si legge nel post pubblicato sul Blog di Beppe Grillo. 

"Con la riforma Fornero fu assestato il primo duro colpo al diritto dei lavoratori e con il Jobs Act si è di fatto quasi totalmente annullato il diritto al reintegro del lavoratore anche se per licenziamento illegittimo.
Vittime di queste norme però sono in primo luogo i lavoratori precarizzati da Renzi e obbligati a dimostrare la completa inesistenza dell’illegittimità, a ricorrere in tempi stretti e passare prima per una fase di conciliazione, e in secondo luogo i datori di lavoro che si trovano in balia delle interpretazioni dei tribunali dove in alcuni casi si riconosce l’obbligo al reintegro e in altri ancora invece il semplice indennizzo[…]", prosegue M5S.

"Per quelli che si dicono della sinistra, però, il problema è il numero dei dipendenti in azienda. Ebbene la verità è che la questione non è questa ma la reintroduzione delle norme previgenti al 2012 e al 2015. Si deve ritornare al vecchio articolo 18 perché è questo che proponiamo da sempre e che proporremo con un nostro emendamento in sede di esame […] La questione del numero di dipendenti è quindi di lana caprina. Ha più senso, invece, mantenere il discrimine come nella norma previgente e garantire una più coerente e facile valutazione dei casi di illegittimità del licenziamento, senza formule complesse e difficili da dipanare per il giudice, e quindi rendere più efficace il diritto al reintegro per i lavoratori delle imprese sopra i 15 dipendenti, e al tempo stesso mantenere applicabili le disposizioni della legge 108/1990 che prevedeva indennizzi per i lavoratori licenziati illegittimamente nelle imprese con dipendenti inferiori ai quindici".

Fornero, Renzi, Pd, Mdp, Sinistra nomi diversi per lo stesso gruppo che al Governo, alla Camera e al Senato hanno sfilacciato il campo dei diritti dei lavoratori nonostante se ne siano fatti e se ne facciano tuttora i garanti e i portabandiera.

Qualche esempio? Il Governo Monti di cui Fornero fu ministra del lavoro venne sostenuto dal Partito democratico. Al Senato il relatore del provvedimento che affossò l’articolo 18 fu Tiziano Treu, oggi presidente del Cnel, mentre alla Camera fu Cesare Damiano, oggi presidente della Commissione Lavoro. Quella norma, come il resto della legge sulla quale fu messa la fiducia in entrambi i rami del parlamento, fu votata da tutto il Partito democratico il cui segretario e candidato premier allora era Pier Luigi Bersani. Lo stesso Bersani che oggi guida Mdp di cui il Capogruppo alla Camera è Francesco Laforgia primo firmatario della proposta di legge farlocca. Insomma, lo stesso Pd che sostenne il governo Letta, poi quello Renzi e poi ancora quello Gentiloni, lo stesso Pd che adottò il Jobs Act e i decreti legislativi che hanno ammazzato il lavoro e il diritto dei lavoratori.

Certo lascia sorpresi vedere che i cosiddetti “compagni” preferiscano fare propaganda elettorale sulla pelle di chi lavora invece che affrontare in maniera concreta e responsabile un tema delicato e importante come quello del diritto dei lavoratori.