Jack Kerouac.
in foto: Jack Kerouac.

Jack Kerouac è stato uno degli scrittori più apprezzati e commentati del secolo scorso. Oltre al suo grande successo “Sulla strada”, che ha venduto oltre 3 milioni di copie, Kerouac scrisse un enorme numero di poesie, racconti e testi teatrali che hanno raccontato dall'interno la nascente cultura Beat. Ma Jack Kerouac fu anche pittore: un aspetto inedito e poco conosciuto che ora diviene protagonista assoluto di una mostra che aprirà il prossimo 3 dicembre presso il Museo MAGA di Gallarate.

Fino al 22 aprile 2018 saranno esposte 80 opere inedite che raccontano il Kerouac pittore, tentando di ricostruire le suggestioni, le tecniche e la storia nascosta dietro queste tele rimaste per lungo tempo ignorate dalla critica. L’esposizione, a cura di Sandrina Bandera, Alessandro Castiglioni ed Emma Zanell, svela l’altro volto di Kerouac, completando così il profilo di un intellettuale a tutto tondo, immerso totalmente nella scrittura, nella pittura e, non ultime, nella musica e nel cinema.

Il Kerouac pittore è rimasto per lungo tempo sconosciuto. Ad oggi le sue opere sono state esposte soltanto in alcuni musei, come il Whitney Museum of American Art di New York e il Centre Pompidou di Parigi, rimanendo per anni conservate nella città natale dello scrittore: tutte le sue opere infatti fanno parte del lascito testamentario gestito dal cognato di Kerouac. La mostra di Varese è dunque un’occasione unica e rara per scoprire questo particolare aspetto del padre della Beat Generation.

La produzione pittorica di Kerouac fu molto eterogenea e variegata: ritratti di personaggi famosi come Joan Crawford, Truman Capote e Dody Muller, tele astratte e opere che nel loro insieme si pongono quale corrispettivo visivo di quella cultura Beat che Kerouac aveva ben incarnato nei suoi romanzi.

Così come nella produzione letteraria anche nella pittura Kerouac riversò numerosi riferimenti a quella cultura Beat rappresentata da alcuni dei suoi protagonisti più famosi. Il rapporto con la Generazione di Allen Ginsberg e William Borroughs è forte e insostituibile, e ad essa si affiancano le ispirazioni provenienti dai maestri della pittura informale statunitensi che l’autore ebbe modo di frequentare a New York a partire dagli anni Cinquanta.

Uso vernici da pareti e colla, uso il pennello e le punte delle dita. In pochi anni potrei diventare un pittore di primo piano. Se lo voglio. E quando potrò vendere i mie dipinti potrò comperarmi un pianoforte e comporre musica. Perché la vita è una noia.

Oltre la pittura: fotografie e libri per raccontare Kerouac

Colazione Beat: da sinistra a destra, Larry Rivers, Jack Kerouac, Gregory Corso, David Amram e Allen Ginsberg.
in foto: Colazione Beat: da sinistra a destra, Larry Rivers, Jack Kerouac, Gregory Corso, David Amram e Allen Ginsberg.

La complessità delle ispirazioni proprie dell’arte figurativa di Kerouac viene restituita anche da una serie di importanti contributi fotografici e documentari: alle tele sarà affiancata da una selezione di fotografie di Ettore Sottsass che ritraggono i principali protagonisti della cultura Beat. Agli scatti si aggiungono la memorabile intervista di Fernanda Pivano a Kerouac del 1966 e un cortometraggio di 30 minuti sceneggiato dallo scrittore e diretto da Robert Frank e Alfred Leslie, che vede protagonisti, fra gli altri, Allen Ginsberg e Gregory Corso.

L’estrema importanza di questa esposizione nella rivalutazione a 360 gradi di uno degli intellettuali più complessi del secolo scorso è testimoniata anche dalla pubblicazione, edita da Skira, di un libro interamente dedicato all'esperienza pittorica di Kerouac. Il libro si apre con una puntuale e completa analisi dei rapporti delle tele dello scrittore con la storia dell’arte europea, indagando la sua formazione e le tematiche prevalenti della sua arte.

Una parte cospicua è dedicata al tema della religiosità nella poetica di Kerouac, perennemente scissa fra cristianesimo e suggestioni buddiste, per proseguire poi con il rapporto con l’Italia, con la moda e con le principali correnti artistiche statunitensi di metà secolo. A completare la pubblicazione una preziosa testimonianza inedita di Arnaldo Pomodoro, che racconta la cultura Beat dal suo personale e particolarissimo punto di vista.