Per i ventiquattro imputati nel processo d'appello sulla cosiddetta ‘Operación Condor' il procuratore generale Francesco Mollace davanti alla Corte d'assise d'appello di Roma ha richiesto la massima pena, quella dell'ergastolo. Gli imputati sono militari di Bolivia, Cile, Perù e Uruguay, tutti accusati di aver avuto un ruolo nella scomparsa di 23 cittadini italiani negli anni del piano attuato dai regimi sudamericani per reprimere l'opposizione ai regimi.

Nella requisitoria precedente a quella del pg, il pubblico ministero Tiziana Cugini ha spiegato: "I sequestri non nascevano solo per estorcere informazioni, ma per uccidere. E le uccisioni le avevano programmate per eliminare prove e perché fossero monito per quanti rimanevano, affinché desistessero dalla lotta sovversiva. L’uccisione era la regola, tutto l’apparato lavorava perché ciò si realizzasse – ha aggiunto il magistrato – e non è vero che gli imputati avevano un rango intermedio e per questo non potevano decidere della vita e della morte dei sequestrati. Erano, al contrario, affidabili operatori di morte pienamente consapevoli del compito che erano chiamati a svolgere".

Per i sequestri e gli omicidi mirati a dissidenti politici in primo grado sono stati diciannove imputati, mentre altri nove sono stati condannati all'ergastolo: si tratta di Luis Garcia Meza Tejada (ex presidente della Bolivia), Luis Arce Gomez (ex ministro dell’Interno Bolivia), Juan Carlos Blanco (ex ministro degli Esteri dell’Uruguay), Hernan Jeronimo Ramirez (Cile), Valderrama Ahumada (colonnello in congedo dell’esercito in Cile), Francisco Morales Cerruti Bermudez (ex presidente del Perù), Pedro Richter Prada (ex primo ministro del Perù) e German Ruiz Figeroa (ex capo servizi segreti Perù). Nel corso della sua requisitoria il Procuratore Generale Mollace ha sostenuto che i ventiquattro imputati sono tutti responsabili e che la sentenza emessa in primo grado non rende affatto giustizia alle molte vittime: "La Corte d’assise non ha fatto buon uso di documenti e testimonianze e per questo dovete porre rimedio e colmare il gap tra la storia reale descritta dal processo e quella derivata dalla sentenza di primo grado che non ha fatto giustizia alle vittime, né all’ansia di libertà di quei popoli che pensavano di affacciarsi alla democrazia e invece sono stati annichiliti". Secondo Mollace i 24 imputati hanno "contribuito a un piano che ha portato a una devastante opera di sterminio delle opposizioni. Un piano in cui l’eliminazione fisica del sovversivo era prevista fin dall’inizio". La sentenza di secondo grado è attesa per il mese di luglio.