Perché, se non sono in pericolo di vita, dovrei reagire uccidendo qualcuno? Non è una provocazione, è che mi manca il tassello, lo chiedo a voi. Perché se qualcuno non mi spara, io dovrei sparargli? Perché dovrei trafiggere il cuore di qualcuno con un coltello, se mi ha rubato il televisore?

Quand'è diventato normale uccidere il ladro di grappoli d'uva? Condannare Caino alla pena capitale senza processo?
Io ricordavo una democrazia, dei giudici, un tribunale, una eventuale condanna. Quand'è, invece, che lo Stato si è rimpicciolito così tanto da non sapere cosa fare, e dunque arma i suoi cittadini e li manda a uccidere? Quand'è che lo Stato ha trasformato i suoi cittadini in boia? E da quand'è che a questi cittadini sembra normale uno Stato impotente che legittima chi spara, e fa una legge per salvarli?

Quand'è che è diventato normale esultare sui social network se un ladro muore crivellato di colpi?
Capisco la rabbia del derubato. Io sono più vicino al derubato che al ladro, per formazione, legalità, nascita, scelte personali. Lo sono da sempre. Ricordo di aver rubato due caramelle da piccolo, prima di entrare a Catechismo, pensate il paradosso. Ma se la vittima del furto diventa autrice di un omicidio, se quello a cui ho rubato le caramelle mi avesse sparato, sono certo che avrebbe avuto torto. Secondo Matteo Salvini, no. Con una legge che ha ampliato senza misura la possibilità di difendere la propria roba, i propri oggetti, avrebbe avuto ragione il tabaccaio che vendeva caramelle e uccideva, spaventato, un bambino di dodici anni che gliene aveva rubate due.

Questa volta è stato ucciso un ragazzo di 24 anni. Dicono non fosse il primo furto. Certo, è possibile. Ma una Polizia che accetta che si armino i proprietari di un esercizio commerciale, invece di vigilare lei stessa, che Polizia è? Che Stato è quello che avalla tutto questo con una legge?
Io in questo mondo zeppo di pistole e giustizieri, e parlo al di là di come andrà l'accertamento delle responsabilità a Pavone Canavese, mi trovo scomodo. Fuori posto. Radicalmente disequilibrato rispetto alla mia concezione di umanità.

Io non sparerò mai, signor giudice, a un essere umano che mi sta rubando un televisore, un pacco di biscotti, una stecca di sigarette o lo zaino poggiato al mio fianco al ristorante. Lo metta agli atti, signor giudice, la prego. Che se non servirà agli altri, questa mia dichiarazione, serva a me da memoria e da monito.