E' nato Achille. E' nato all'ospedale Mangiagalli il bambino di Martina Levato e Alexander Boettcher, all'onore delle cronache per avere sfregiato con l'acido Pietro Barbini, loro due così splendidamente spendibili in un'estate afosa e mogia dove la scarsità di notizie ha affilato le unghie degli avvoltoi, attaccati alla madre disperata come se fosse l'unico ossigeno per fingere un dibattito. Achille, per ora, può vedere la madre una volta al giorno per una durata limitata mentre è già iniziato l'iter per renderlo adottabile.

Ovviamente, le due opposte fazioni sono agguerrite e, al solito, hanno le idee chiarissime: da una parte si urla che è giusto strappare il figlio a tale madre e dall'altra si è sicuri che nessuna madre può restare senza figlio. Tutti con i tempi al presente indicativo, senza nemmeno il dubbio per usare un condizionale. Sì, sì – vociano – e no, no -rispondono gli altri – come un moderno Colosseo in cui tutti stanno col pollice alzato o il pollice verso. E tutti giù di editoriali, opinioni, faccendieri dell'etica e militanti dell'affermazione di una morale che pretende di essere universale.

Le carte, quelle in cui c'è il nocciolo delle decisioni per ora non si possono leggere ma in fondo fa lo stesso, perché non servono mica di questi tempi dove la condanna pubblica è legata all'empatia di una trasmissione in prima serata o al tifo per l'opinionista più appetitoso. Approfondire? Non sia mai, ché altrimenti poi ci toccherebbe mostrare lo smutandamento generale di un Paese che ha imparato bene la ricetta della propaganda insaporita dagli estratti artificiali di qualcosa che sa di informazione.

Io ho il terrore di chi non ha dubbi. Davvero. Non so davvero immaginare come avvicinarsi ad un tema così profondamente umano, filiale, personale e complesso da provocare vertigini piuttosto che sicumera. Io non ho un'opinione però ho un'esperienza: sono stato adottato a due anni e mezzo e reso adottabile fin da neonato, quindi tolto presto alla madre naturale tranne che per visite limitate, curato da nonni materni che si auguravano un'adozione veloce e fortunata e mentre lo dicevano avevano comunque un crampo al cuore. Dicono che si vedesse chiaramente, da fuori.

Sono stato adottato da una famiglia "normale" e felice e, evidentemente, sono stato partorito da una madre poco raccomandabile, usando un eufemismo, visto che la coppia dell'acido per intendersi può essere una significativa unità di comparazione. Sono stato "straziato da un distacco contro natura che nessun tribunale può permettersi di decidere"? No. Per niente. Ho imparato fin da piccolo che per qualcuno di mamma non ce n'è una sola e ho vissuto una vita densa di possibilità. Alcune le ho prese, altre le ho stupidamente perse. Ma sono qui. Commestibile. E non saprei dire se siano crepe o normali pieghe le curiosità che ho sempre avuto.

Sono stato "salvato da genitori criminali che mi avrebbero trasformato in un mostro"? No. Non credo. Mia madre naturale ha avuto quasi una decina di altri figli, vivono con lei, mi dicono non benissimo, ma non sono peggio di altri che mi hanno rovinato la vita. Anzi, direi di essere stato "condizionato" nelle mie libertà soprattutto da brave persone, con piena patria potestà e molto più "eleganti" di me. Però è vero che alla fine sono stato ad un passo dal ripresentarmi a lei ed è anche vero che sono contento di non averlo compiuto.

In tutto questo ho ritrovato un fratello naturale. Per uno strano caso di indagine su dei professionali "topi da orfanotrofi" che in Italia, per qualche centinaio di euro, rendono fruibile documenti che per legge non dovrebbero mai uscire da certi cassetti: una sorta di iene sulle carcasse psichiche degli adottati. E quando io e mio fratello ci siamo visti per la prima volta abbiamo sorriso per quanto siamo simili, un certo taglio del viso e il colore degli occhi, nonostante due famiglie diverse per due stessi fratelli. Pensa te. E siamo fuorilegge. Non avremmo mica dovuto riuscire ad incontrarci. Anche lui mi dice di questo buco, che ci è servito, ad entrambi, per giustificare cazzate ingiustificabili e per quel gusto tutto adolescenziale del piangersi addosso. Adesso ci conviviamo, con il nostro buco. E lo dividiamo per due.

Ecco. Io non so, al di là della legge, come potrei mai pensare o riuscire a esprimere un giudizio su un tema che non sono riuscito nemmeno a sciogliere per me stesso. Io da adottato. E forse ogni tanto penso che per fortuna c'è la legge che anche se non ci ha "convinto" di cosa sia giusto almeno ha segnato una strada. Decisa e chiara. Bisogna avere un cuore enorme (o nemmeno un briciolo) per credersi capaci di misurare le temperature dei cuori degli altri. Credo io.