Un uomo appena arrestato con l'accusa di furto e messo in camera di sicurezza che viene minacciato dagli stessi agenti con un grosso serpente attorcigliato al collo per farlo confessare. Sono le scioccanti immagini apparse in un video diffuso nei giorni scorsi online e che ora sta mettendo in seria difficoltà la polizia indonesiana. Nel filmato si vede l'uomo che ha le mani legate dietro la schiena e la faccia terrorizzata mentre urla disperato alla vista del serpente che gli agenti spingono contro il suo volto ridendo. A un certo punto del video si sente una voce chiedere al giovane quante volte abbia rubato i telefoni cellulari e questi che infine ammette di averlo fatto due volte.

L'episodio è avvenuto nella provincia indonesiana di Papua dove da tempo gli indigeni denunciano comportamenti discriminatori da parte della polizia indonesiana nei loro confronti. Che i metodi utilizzati dalla polizia locale siano spesso discutibili infatti è testimoniato dalle tante denunce arrivate in questi anni ma ora col video, rilanciato dall'avvocato per i diritti umani Veronica Koman e diventato virale in tutto il mondo, per la prima volta le autorità sono state costrette a chiedere pubblicamente scusa per l'episodio. In realtà inizialmente la polizia aveva giustificato le azioni dicendo che il serpente non era velenoso e che il giovane fermato non era stato picchiato ma poi ha ammesso che erano metodi non ortodossi annunciando che gli agenti coinvolti saranno indagati per i loro comportamenti.

"I metodi usati per l'interrogatorio sono torture illegali. Si tratta solo di uno dei gravi maltrattamenti che devono subire i detenuti a Papua, ingiustizie che provengono dalla cultura indonesiana razzista contro i papuasi indigeni" ha spiegato Koman. Il caso rischia di infiammare ulteriormente le tensioni nella regione dopo che già sono alte dopo che nel gennaio scorso un dei membri del movimento che vuole l'indipendenza dall'Indonesia è stato picchiato dai poliziotti e  messo in una cella proprio con un serpente