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23 Marzo 2022
13:03

Siccità e crisi climatica, in Nord Italia mancano oltre 2 miliardi di metri cubi d’acqua

Lo rileva un monitoraggio dell’ARPA sulle acque superficiali. Legambiente: “Situazione è in continuo peggioramento che rischia di precipitare con la partenza della stagione irrugua”.
A cura di Valeria Aiello
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Fiumi in sofferenza e portata dei laghi ai minimi storici. È questo lo scenario che emerge dal monitoraggio dell’ARPA sullo stato delle acque superficiali in Lombardia, dove quest’anno mancano oltre 2 miliardi di metri cubi d’acqua nei cosiddetti “grandi serbatoi”, ovvero la neve in montagna, i grandi laghi regolati (Benaco, Eridio, Lario, Sebino e Verbano) e gli invasi degli sbarramenti idroelettrici in alta quota. In questo periodo dell’anno, questi serbatoi dovrebbero contenere mediamente 3,6 miliardi di metri cubi d’acqua ma le scarse precipitazioni della stagione invernale 2021/22 hanno determinato una carenza che ha pochi precedenti storici per la Lombardia e, in generale, per il bacino del Po e dei suoi affluenti.

Nei grandi laghi, in particolare, si stima che il volume di acqua disponibile per l’irrigazione si sia ridotto a 500 milioni di metri cubi, il 30% della media degli anni precedenti. “A conservare una buona parte delle sue riserve c’è solo il lago di Garda, mentre il Lago di Como e d’Iseo stanno raschiando il fondo, entrambi sono solo al 5% della loro capacità, e il Lago Maggiore, da cui dipende l’irrigazione di gran parte delle risaie tra Lombardia e Piemonte, dispone solo del 30% della sua capacità – evidenzia Legambiente Lombardia – . La condizione non risparmia nemmeno i fiumi: il Ticino, per esempio, dopo oltre 100 giorni di assenza di precipitazioni significative ha una portata ridotta del 75%”.

Allarme siccità in Nord Italia

Le anomalie nelle precipitazioni sono state particolarmente marcate anche in Piemonte, dove la pianura non ha potuto beneficiare delle pochissime perturbazioni transitate quest’inverno, soprattutto a causa di un persistente e marcato blocco anticiclonico sull’Atlantico, come mostra una recente analisi di MeteoSvizzera, ARPA Piemonte e ARPA Lombardia che ha registrato un deficit medio del 65% a sud delle Alpi.

È proprio dai dati dello scarso innevamento che emerge il quadro più drammatico. “Il volume idrico equivalente alla neve presente sulle nostre Alpi è pari a 800 milioni di metri cubi, meno di un terzo dei 2,5 miliardi di metri cubi che di solito si misurano in questa stagione, e le scorte stoccate nei bacini idroelettrici, con meno di 200 milioni di metri cubi di acqua residua, e gli invasi della montagna lombarda, sotto del 40% rispetto al dato tipico di questo periodo, preoccupano per la scarsità idrica che si aggiunge alla preoccupazione per la mancata produzione elettrica, proprio quest’anno che abbiamo una impellente necessità di ridurre le nostre importazioni di gas” sottolinea Legambiente Lombardia.

La situazione è “gravissima e rischia di precipitare quando, a breve, partirà la stagione irrigua – spiega Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – . Già oggi i fiumi sono in sofferenza, con la portata rilasciata dai laghi ai minimi storici, e non vogliamo vedere gli alvei completamente a secco quando occorrerà ricominciare a immettere acqua nei canali: sarebbe un danno ecologico inaccettabile per i nostri corsi d’acqua. Già in passato la crisi idrica aveva portato a sacrificare i fiumi pur di alimentare i canali di irrigazione, una situazione che aveva creato danni enormi agli ecosistemi fluviali, e che non deve ripetersi. È fondamentale per questo rispettare gli obblighi di deflusso di acqua che deve essere rilasciata a valle delle captazioni irrigue e idroelettriche: la vita di fiumi e torrenti non è negoziabile”.

La sete delle colture della Pianura Padana, specialmente riso e mais, che sono molto esigenti in fatto di irrigazione, è una delle prove più tangibili e drammatiche della crisi climatica globale. “Se qualcuno continua ad illudersi che potremo convivere con un clima diverso senza cambiare nulla, è bene che faccia due conti. Il cambiamento climatico impone di rivedere tutto, a partire dagli orientamenti colturali della Pianura Padana, ed in particolare il mais, che richiede enormi quantità d’acqua nella stagione più calda, deve fare spazio ad altre colture, meno esigenti di risorsa idrica, mentre occorre intensificare gli sforzi per ridurre le emissioni di gas climalteranti, perché è l’unico modo che abbiamo per abbassare la febbre del pianeta” ha aggiunto Damiano Di Simine, coordinatore scientifico di Legambiente Lombardia.

Secondo Legambiente è necessario “salvaguardare il delicato equilibrio delle risorse idriche delle valli” anche con regolamenti più rigidi nella fase di transizione dal Deflusso Minimo Vitale al Deflusso Ecologico e che determinino “un rilascio che, per disposizione dell’Unione Europea, non dovrà più fondarsi sul concetto di ‘minimo’ ma risultare ‘idoneo’ al perseguimento degli obiettivi di qualità fluviale”.

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