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5 Febbraio 2022
18:12

L’Islanda dice finalmente addio alla caccia alle balene: “Non ci sono ragioni per continuare”

L’Islanda non rinnoverà più le licenze per la caccia alle balene, dicendo definitivamente addio a questa pratica barbara e anacronistica dal 2024.
A cura di Andrea Centini
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L'Islanda ha annunciato che non rinnoverà le licenze per la caccia alle balene, in scadenza nel 2023. Ciò significa che, a partire dal 2024, il Paese nel cuore dell'Oceano Atlantico settentrionale non ucciderà più i grandi cetacei misticeti. Si tratta di una splendida notizia, non solo per questi meravigliosi animali, ma anche per gli ecosistemi marini, nei quali i mammiferi giocano un ruolo fondamentale per mantenerli in equilibrio. A comunicare la storica decisione il Ministro dell’alimentazione, dell’agricoltura e della pesca islandese, la dottoressa Svandís Svavarsdóttir, che ha pubblicato un articolo sul giornale online Morgunbladid (si occupa regolarmente di una “colonna”).

Le ragioni dietro a questo addio, tuttavia, non sono così virtuose come si potrebbe immaginare. La rinuncia, infatti, come spiegato dall'esponente dei Verdi è legata principalmente al fatto che la carne di balena non genera più profitti e non è più economicamente vantaggiosa. La popolazione islandese, del resto, non apprezza più i piatti a base di balena come un tempo, inoltre oggi non è certo necessario uccidere cetacei per sostenersi. Pertanto, anche alla luce delle enormi implicazioni etiche e ambientali che comporta il massacro di questi animali sociali e intelligenti, per il governo è giunto il momento di appendere l'arpione al chiodo. A salvarsi dalle baleniere islandesi saranno due specie di misticeti, cioè di cetacei con i fanoni: la balenottera comune (Balaenoptera physalus), il secondo animale più grande del pianeta che è minacciato di estinzione (è classificato come vulnerabile nella Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura – IUCN); e la balenottera minore (Balaenoptera acutorostrata), tra le più piccole balene al mondo, con una lunghezza massima di circa 10 metri.

Poco prima della pandemia di COVID-19 l'Islanda uccideva tra i 100 e i 200 esemplari di balena ogni anno, ma con la diffusione del coronavirus SARS-CoV-2 i numeri sono crollati, rendendo la sanguinaria impresa ancor meno redditizia. Basti pensare che nel 2021 è stato ucciso un solo giovane esemplare. Ora, finalmente, è stata presa la saggia decisione di dire addio a questa pratica odiosa e anacronistica, che ha generato solo morte e sofferenza. L'Islanda è al momento uno degli unici tre Paesi al mondo a perpetrare la caccia commerciale alle balene, assieme a Norvegia e Giappone. Queste tre nazioni sono responsabili della morte di decine di migliaia di esemplari negli ultimi 36 anni, ovvero da quando è entrata in vigore la moratoria della Commissione internazionale per la caccia alle balene (IWC – International Whaling Commission).

Il divieto globale – non rispettato dai tre Paesi – fu introdotto per preservare le specie portate sull'orlo dell'estinzione da secoli di caccia spietata, culminati nell'“epoca d'oro” della baleneria a cavallo della Rivoluzione Industriale e dell'introduzione del motore a vapore. Il Giappone ha nascosto per decenni i suoi massacri sotto la scusa della ricerca scientifica, tornando alla caccia commerciale conclamata soltanto dal 1 luglio 2019. Anche in terra nipponica, tuttavia, come sottolineato anche dal ministro islandese la carne di balena si vende sempre meno. La speranza è che presto anche Tokyo e Oslo seguano la strada di Reykjavík, gettando definitivamente nel dimenticatoio questa pagina oscura della nostra storia. Nel frattempo le isole Hawaii hanno vietato le uccisioni di ogni specie di squalo in tutte le acque territoriali.

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