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7 Marzo 2022
12:13

Cos’è l’ablutofobia, l’irrazionale paura di lavarsi o entrare in contatto con prodotti per l’igiene

Da non confondere con l’idrofobia (l’avversione per l’acqua e i liquidi in generale), si tratta di un disturbo d’ansia relativamente raro ma grave, che si presenta più frequentemente nelle donne e nei bambini.
A cura di Valeria Aiello
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Paure irrazionali, relative a particolari situazioni o oggetti, in misura sproporzionata rispetto al rischio o al reale pericolo che rappresentano: sono le fobie, disturbi d’ansia più o meno comuni, come la paura degli animali (zoofobia), degli spazi chiusi (claustrofobia) e dei temporali (astrafobia o brontofobia), che in alcuni casi possono interferire gravemente con la vita di tutti i giorni, causando disagi significativo o compromettendo significativamente la vita sociale, lavorativa o scolastica. Tra questi c’è l’ablutofobia, un disturbo relativamente raro ma grave, che si presenta più frequentemente nelle donne e nei bambini, e soprattutto nei soggetti dalla personalità fragile.

Cos’è l’ablutofobia

Si tratta dell’irrazionale paura di lavarsi, bagnarsi o di entrare in contatto con prodotti per l’igiene personale, da non confondere con l’idrofobia, l’avversione morbosa nei confronti dell’acqua o dei liquidi in generale. Il termine ablutofobia deriva dal latino ablutio, che significa lavaggio, e dal greco phóbos, ovvero fobia, e poiché il disturbo implica che anche semplici attività, come fare una doccia o lavare le mani, siano in grado di scatenare un’intensa e persistente sensazione di disagio, chi soffre di ablutofobia cerca in tutti i modi di evitare lo stimolo fobico e, in alcuni casi, anche di pensarci.

Come si manifesta l’ablutofobia

I sintomi dell’ablutofobia, come per altri disturbi fobici specifici, sono il battito accelerato, difficoltà respiratorie, sudore freddo o vampate di calore, vertigini, senso di svenimento, tremori e nausea. Inoltre, come indicato dagli esperti di Medical News Today, l’ansia che si sviluppa in risposta allo stimolo fobico può raggiungere livelli tali da scatenare attacchi di panico, depressione e schizofrenia.

 Come conseguenza della scarsa igiene chi soffre di ablutofobia non solo è predisposto a contrarre malattie infettive o sviluppare altre condizioni (manifestazioni gastrointestinali e malattie della pelle) ma può essere soggetto a un peggioramento della vita sociale e lavorativa, dovuto alla trascuratezza e all’emissione di cattivi odori, con ripercussioni sulla percezione di sé e la propria autostima.

I bambini con ablutofobia possono affrontare un rischio maggiore di bullismo, in particolare quando si avvicinano all'adolescenza, in particolare quando si avvicinano all’adolescenza – precisano gli specialisti – . C’è anche il rischio che alcune persone cerchino di affrontare la loro paura con droghe o alcol, il che può portare a problemi di dipendenza.

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Le cause dell’ablutofobia

Le cause delle fobie non sono del tutto note, ma come per altri disturbi fobici che generalmente implicano l’evitare, quando possibile, le situazioni o l’oggetto che determinano ansia o paura, le ragioni che scatenano l’ablutofobia generalmente sono riconducibili a esperienze negative e traumatiche associate al momento del bagno. Paura e ansia possono anche avere una base genetica o essere dovute a un disturbo mentale diverso, incluse lesioni e invecchiamento cerebrale.

Cosa fare in caso di ablufotobia

Il primo passo è quello di rivolgersi a un medico per verificare che nessun altra condizione sia alla base del problema. La diagnosi è basata clinicamente sui criteri del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quinta edizione (DSM-5) mentre il trattamento è generalmente basato su approcci terapeutici cognitivo-comportamentali, che possono aiutare le persone a cambiare il modo in cui approcciano, pensano e rispondono ai loro sentimenti e al mondo che li circonda.

Le persone possono imparare a gestire le loro reazioni emotive, il che le aiuterà a convivere con l’ablutofobia e a tenerla sotto controllo – indicano gli esperti – . In generale, la terapia cognitivo-comportamentale aiuta circa il 75% delle persone con fobie specifiche a trovare sollievo.

In alcuni casi possono essere necessarie terapie di breve durata con farmaci ansiolitici, che possono alleviare i sintomi del disturbo, come le benzodiazepine e gli antidepressivi, inclusi gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI).

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